Il sogno di Chiara Bennati

 


IL SOGNO


Paolo si appoggiò svogliatamente sulla seduta della metro. Stamani proprio non si sarebbe mai voluto alzare...ed in effetti aveva fatto tardi. L'idea di rientrare in fabbrica, in quella maledetta catena di montaggio gli faceva venire la nausea. O forse erano sempre gli effetti del troppo vino bevuto ieri sera alla festa. In effetti anche la testa continuava a martellargli nelle tempie. Ma ne era valsa la pena: la serata era stata davvero da sballo. Ogni tanto era necessario uscire dalla vita di tutti i giorni! 

Una voce femminile al suo fianco lo fece voltare. "Per Dio! Che bella donna stamani mi è capitata accanto!" pensò fra sé. No....ma non era una, erano ben due...perfettamente identiche! Si strusciò gli occhi. "Il vino continua a fare il suo effetto!" pensò credendo di vedere doppio. Ma no. Non era lui che vedeva doppio; erano davvero due gemelle identiche…identiche, elegantissime e bellissime. Paolo non riusciva a togliere gli occhi di dosso alle due donne. Non capiva cosa dicessero. Parlavano una lingua che lui non conosceva, forse tedesco. "Si, sicuramente sono due ricchissime turiste in visita a Roma" si disse. Due donne che fra poco tempo sarebbero cadute nell'oblio da cui erano venute. Si, perché la sua fermata si stava avvicinando. Ma ancora per qualche istante poteva fantasticare. Lo squallido vagone della metro era scomparso e lui vedeva solo loro. Erano uscite di sicuro da un qualche lussuoso hotel ed ora stavano programmando il giro turistico della giornata. Si, certamente facevano questo, assorte a fissare il cellulare ed a parlare fitto fitto fra di loro. 

Paolo cercò di allungare gli occhi per vedere cosa leggessero sul telefono ma non riuscì a capire niente. Provò a fissarle...."Magari sentono il mio sguardo addosso, si voltano e mi sorridono". Questo gli balenò nel cervello insonnolito del mattino ed ancora intorpidito dai fumi dell'alcool della sera precedente. "Magari vedendomi, restano colpite dal mio fascino e chissà…la mia vita potrebbe cambiare piega" fantasticava. 

Ma le due gemelle identiche parevano completamente ignorarlo. Come se fosse trasparente; anche se era così vicino tanto da sfiorare la gamba di una di loro con la sua. Il suo sogno, però, ormai aveva preso forza e continuava a correre veloce. Era eccitato all'idea che quelle due bellissime gemelle potessero cambiare il corso degli eventi noiosi e ripetitivi della sua vita piccola piccola. 

Uno scossone lo riportò alla realtà. La sua fermata era arrivata. Doveva scendere. Il cuore cominciò a rullargli in petto. E se non fosse sceso? Se avesse mandato tutto e tutti a quel paese ed avesse seguito le due donne che lo avevano ammaliato? Forse i suoi giorni si sarebbero davvero trasformati. Sarebbero diventati colorati e pieni di luci sgargianti. Chissà....ma le sue gambe si muovevano per inerzia. Il suo programma interiore le aveva fatte alzare ed avvicinarsi all'uscita. Le porte si erano aperte. Il suo corpo, suo malgrado, era uscito da quella metro. Ed ora si incamminava velocemente verso la fabbrica. 

Ma il mondo oggi non era più grigio come al solito. Le bionde ed eleganti gemelle in qualche modo avevano davvero cambiato la sua vita. Aveva le farfalle nello stomaco e sorrideva. 

"Oggi sarà il primo giorno della mia nuova vita" si disse uscendo dai sotterranei della metro. Un raggio di sole lo abbagliò. E tutto era colorato.




Nota critica al racconto “Il sogno” di Chiara Bennati


Il racconto si muove su una linea di confine tra realtà e immaginazione, costruendo una breve sospensione narrativa che nasce da un dettaglio quotidiano: un viaggio in metro. La scrittura procede con un ritmo diretto, senza indugi descrittivi, lasciando che sia il pensiero del protagonista a guidare la scena. Paolo osserva, immagina, proietta: la sua percezione si espande fino a trasformare un incontro casuale in un varco verso un possibile cambiamento.


La presenza delle due gemelle, identiche e irraggiungibili, introduce un elemento di alterità che rompe la monotonia della vita del protagonista. La loro eleganza, la lingua straniera, la distanza emotiva diventano il motore di una fantasia che si sovrappone alla realtà del vagone. Il racconto non insiste sulla psicologia, ma registra con precisione il passaggio dall’immaginazione alla disillusione, mantenendo un tono sobrio e lineare.


La struttura è costruita su un crescendo immaginativo che si interrompe bruscamente con l’arrivo della fermata. Il ritorno alla fabbrica, alla routine, non annulla però l’effetto del sogno: Paolo percepisce un cambiamento minimo ma significativo, una variazione dello sguardo che rende il mondo meno grigio. Il racconto si chiude così su una nota di apertura, senza enfasi, con una luminosità trattenuta che non pretende di risolvere nulla ma suggerisce una possibilità.


La forza del testo risiede nella sua semplicità: un episodio minimo che diventa occasione di scarto interiore. La scrittura rimane fedele a questa misura, evitando ogni sovraccarico emotivo e lasciando che sia il lettore a cogliere la discreta trasformazione del protagonista.


Progetto culturale Fondazione Casa delle Arti


Commenti

  1. Brano molto intenso, ben scritto. L’ho riletto più volte per assaporare l’atmosfera descritta. Mi piace.

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  2. L’ho riletto almeno 10 volte, si sente molto la penna brillante della scrittrice. Il messaggio del racconto è molto profondo. Secondo me farà strada Chiara😆

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  3. Bello ben scritto molto scorrevole

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  4. A volte basta poco per ritrovare il colore in una quotidianità spesso grigia e monotona. Un bellissimo brano che trasmette il senso di speranza e la voglia di evasione. Brava Chiara!

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  5. Piacevole lettura, scorrevole. Un invito a sognare. Il sogno riesce a cambiare il grigio della vita quotidiana, ad incoraggiare a vivere nuove avventure, a tornare a sorridere

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  6. Autrice meravigliosa 😍

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  7. Una lettura splendida per iniziare la giornata, che ci insegna come per cambiare vita, a volte, basti mutare lo sguardo sul mondo 😊 La tua penna sa toccare le corde del cuore con una sensibilità rara e incantevole 😘

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  8. Oniricamente intrigante. Le infinite proiezioni della nostra mente. Brava Chiara!

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