Aylin Antmen

Aylin Antmen 

Una voce della poesia contemporanea turca

Aylin Antmen (Istanbul, 1981) è una poetessa, saggista ed editor turca attiva nella scena letteraria contemporanea. La sua opera attraversa i territori della memoria, del corpo, dell’identità e delle trasformazioni interiori, con una scrittura che unisce rigore formale e una costante tensione etica.


Aylin Antmen ha studiato sociologia all’Università di Istanbul e filosofia all’Università di Anadolu. La sua prima poesia è apparsa nel 2004 sulla rivista Patika, avviando un percorso che l’ha portata a collaborare con riviste come Varlık, Şiir Ülkesi, Damar, Cumhuriyet Kitap e Özgür Edebiyat.

La sua raccolta d’esordio Sonsuzluğa Kiracı ha ricevuto nel 2008 una segnalazione ai Yaşar Nabi Nayır Youth Awards, contribuendo a consolidare la sua presenza nella poesia turca contemporanea. Negli anni il suo lavoro è stato tradotto in inglese, francese, curdo, zaza, urdu e persiano, e pubblicato in riviste e antologie internazionali come Turkish Poetry Today, Mantis Magazine (Stanford University Press), Circumference Magazine, The Pulse of Contemporary Turkish Poems from the New Millenium (Syracuse University Press) e The Fortnightly Review.

Ha pubblicato diverse raccolte poetiche, tra cui Geceyle Bir, Ateş Sözcükleri, Bırakma Dersleri e Arzunun Koordinatları. Parallelamente ha curato edizioni dedicate a Paul Klee, Antonin Artaud e Virginia Woolf, contribuendo alla diffusione di questi autori nel contesto turco contemporaneo. Il suo lavoro è presente anche in progetti editoriali internazionali in Inghilterra, Stati Uniti, India e Iran.

Le sue poesie e i suoi articoli sono apparsi, tra le altre, su Şiir Ülkesi, Patika, Öteki-siz, Damar, NO Edebiyat, Cumhuriyet Book Review, Varlık, Özgür Edebiyat, Eliz Edebiyat e Yeni E.

Lavora come editor presso Ve Publishing House ed è cofondatrice di Anima Books. Vive a Istanbul.

Con l’uscita della sua nuova raccolta Arzunun Koordinatları, il percorso di Aylin Antmen trova una tappa significativa che presentiamo nella Casa delle Arti.


Arzunun Koordinatları (2026)

La nuova raccolta

Copertina di Arzunun Koordinatları, Ve Publishing House, 2026.

In Arzunun Koordinatları la memoria non è un racconto storico concluso, ma una materia viva, trasformabile. La condizione di sradicamento lascia spazio a una forma di radicamento dinamico un’esistenza “radikan” che si ricostruisce nel movimento.

Questa trasformazione radicale apre la possibilità di attraversare la storia senza esserne trattenuti, diventando parte del flusso e, infine, liberando il desiderio. Nelle poesie, la fragilità e il coraggio dell’atto di emanciparsi emergono come elementi centrali: l’appartenenza si ridefinisce nel rapporto tra corpo, desiderio e mondo, in una relazione etica che restituisce alla parola la sua dimensione incarnata.

Estratto dalla raccolta

Düşle ağızlar içinde, ayrılık de adına
ayrılık ki oracıkta bırakmak
bir başka ağzı
Ben orada bilirim kimdir inciten eli
sevgim çıkıp gelir çemberin kırılışından
uyanıkken daha bir kavrarım kanatsı dili
kara ormanın saçlarını ayırır açıklığınca
alçalışı yalnız bir incitmeme hiyerarşisi
Karaca suya eğilirken köpüklenir bakış
suya eğilmek içimdir

La raccolta si muove tra immagini di soglia, aperture, gesti che attraversano la storia senza esserne trattenuti, restituendo al desiderio una geografia nuova e mobile.


La presenza di Aylin Antmen nella sezione Ospiti del progetto Fondazione Casa delle Arti rappresenta un incontro con una delle voci più significative della poesia turca contemporanea. La sua opera, tradotta e pubblicata in diversi paesi, offre una prospettiva che unisce profondità teorica e sensibilità poetica, con una scrittura che interroga il corpo, la memoria e le forme del desiderio.

Maggiori informazioni sull’autrice e sulle sue opere sono disponibili sul sito ufficiale: 

  aylinantmen.com



Intervista

1. Nella tua poesia, temi come il corpo, la memoria e la trasformazione spesso si intrecciano. Quale di questi elementi senti più centrale nella tua ricerca poetica attuale?

Grazie per questa splendida domanda iniziale. Il corpo è sempre stato al centro della mia poesia. La sua realtà socio‑politica, così come il suo ruolo come dimora del nostro essere – il luogo da cui emergono la nostra esperienza del mondo e il nostro senso della realtà – conferiscono al corpo una posizione centrale nel mio lavoro.

Al cuore della mia quinta raccolta poetica, Arzunun Koordinatları (Le coordinate del desiderio), pubblicata due mesi fa, c’è ancora una volta un tema corporeo: la libertà del desiderio. Esplora la memoria attraverso un processo di trasformazione esigente e coraggioso. Allo stesso tempo, abbraccia le esperienze emotive e intellettuali che appartengono ai nostri corpi. Considero il desiderio essenziale perché è la nostra capacità di amare, di scegliere e di investirci nella vita. Poter esercitare liberamente questa capacità significa, nel senso più autentico, diventare noi stessi. Credo che lo scopo della vita sia essere noi stessi, fare scelte che ci appartengono davvero e vivere in armonia con i nostri valori. La raccolta traccia una trasformazione da una narrazione storica frammentata alla storia di una donna che riesce a conquistare la propria libertà. Rivela che la memoria non è una realtà storica fissa, ma qualcosa che può essere reinterpretato e ricostruito attraverso una prospettiva diversa.

Arzunun Koordinatları (Le coordinate del desiderio) prende anche in prestito il concetto di “radicante” di Nicolas Bourriaud per le arti, sostituendo la condizione di sradicamento con una modalità di esistenza radicante. Esprime la capacità di mettere nuove radici pur restando in movimento, attraverso terre e contesti diversi. Da questa prospettiva, l’appartenenza è una relazione etica che si rinnova continuamente attraverso il corpo, il desiderio e il mondo.

Per tre anni ho pubblicato numerosi saggi interdisciplinari sulla rivista Varlık, affrontando la poesia attraverso le sue intersezioni con psicoanalisi, sociologia e filosofia. In tutti questi scritti, il corpo e il desiderio sono rimasti tra le mie preoccupazioni centrali e ricorrenti. Nel corso di queste ricerche intellettuali, ho capito che ciò che avevamo dimenticato erano, in realtà, le verità semplici, fragili e tuttavia miracolose della vita. E ho affrontato queste verità come temi principali nelle mie poesie. Queste poesie riscoprono che l’amore autentico si fonda su virtù come la cura, la preservazione della vitalità attraverso confini sani e la capacità di nutrire e sostenere coloro che amiamo. Ricordano che la gioia è ugualmente disponibile per tutti ed è presente in ogni aspetto della vita. La nostra vitalità nasce proprio da questa cura che afferma la vita, perché la gioia scaturisce dalla nostra natura esistenziale e appartiene a una storia coerente e integrata. Per questo motivo, credo sia essenziale che la poesia faccia ampio spazio alla vita, alla vitalità e alle virtù umane. La poesia ci offre un modo per coltivare empatia e per connetterci gli uni agli altri attraverso le distanze. È sempre stato confortante rendersi conto che non siamo soli – che storie condivise vengono vissute e raccontate in altre vite e in altri paesi.


2. Le tue poesie sono state tradotte in diverse lingue e pubblicate in contesti internazionali. Come vivi il passaggio della tua voce poetica da una lingua all’altra? C’è qualcosa che cambia, o qualcosa che rimane costante?

Vedere le mie poesie tradotte e raggiungere persone di culture diverse è sempre stata per me una grande fonte di entusiasmo. Mi dà la sensazione di espandermi oltre me stessa e di scoprire che, nonostante le differenze culturali, siamo comunque capaci di condividere un’esperienza sensoriale comune. Nel corso degli anni, molte persone di diversi paesi hanno scoperto la mia poesia e mi hanno scritto. Credo che, per un poeta, una delle più grandi ricompense sia vedere che le proprie poesie risuonano negli altri.

Naturalmente, quando una poesia viene tradotta in un’altra lingua, diventa inevitabilmente una poesia diversa. Non è più esattamente ciò che era nel momento della sua creazione. Tuttavia, credo che questo sia vero anche all’interno della sua lingua originale. Cerchiamo sempre di avvicinare il più possibile alla lingua la tempesta sensoriale che viviamo, e in questo senso, scrivere è già un atto di traduzione. Spostiamo qualcosa di silenzioso nel linguaggio. Quando la poesia viene poi tradotta in un’altra lingua, continua a trasformarsi. Inoltre, una volta che raggiunge il lettore, entra in un mondo completamente nuovo di significati; non rimane più esattamente com’era stata scritta. Nessun lettore può incontrare la poesia esattamente come esisteva nel momento della sua creazione, perché il suo significato si è già fuso con il mondo emotivo del lettore. Per me, il processo di traduzione inizia già durante la scrittura stessa della poesia, e poi la poesia continua a evolversi mentre passa da una lingua all’altra. Forse l’unica cosa che rimane costante è questa: se il traduttore riesce a trasmettere il ritmo originale della poesia, riesce anche a portarne lo spirito essenziale al lettore. Ringrazio i miei stimati traduttori, Mete Özel e Jeffrey Kahrs, che credo abbiano saputo farlo.


3. Che cosa vorresti trasmettere ai lettori italiani attraverso la poesia che hai scelto di condividere? C’è un’immagine, un’emozione o un pensiero che consideri essenziale?

La frase “lasciare dietro di sé un’altra bocca” è per me un’idea profondamente evocativa. Parla di separazione, differenziazione e della possibilità di diventare se stessi. Solo differenziandoci possiamo creare una vita davvero originale e significativa. Diventare diversi significa, in un senso profondo, diventare pienamente umani.

È come se ci fosse stata data una mappa di scoperta le cui parti sparse dobbiamo assemblare con pazienza. Una volta che riusciamo a riunire quei pezzi, diventiamo noi stessi. Questa è una forma di identità liberata da emozioni e pensieri che non ci appartengono davvero. Solo allora possiamo guardare la vita e vedere la realtà così com’è.

E il verso “Inclinarsi verso l’acqua è il mio sé più intimo” mi commuove profondamente. Esprime un rivolgersi verso la nostra vera natura. È l’esperienza di riconoscere il proprio riflesso sulla superficie dell’acqua, nel vento e nelle innumerevoli manifestazioni del mondo naturale. Per me, questa esperienza rivela la natura semplice e tuttavia meravigliosa della mia stessa esistenza. Mi permette di vedere il mondo dispiegarsi davanti a me in questo modo. Mentre condivido questi versi e le emozioni che portano con i lettori italiani, vorrei anche dire quanto sia emozionata che la mia poesia diventerà parte delle loro vite.


Poesia condivisa dall'autrice

Piegarsi verso l’acqua è la mia natura

I.
Amore, un’esistenza tra le mani
che dà forma a ciò che è di se stessa.
Tutto nasce da un pensiero luminoso,
un solo tocco porta con sé mille desideri.

Mentre la lingua si muove in una spirale
le curve incidono i confini dei sogni
si stacca dalla pelle e scivola via
la danza della realtà.

Un cuore che si apre alle acque notte dopo notte
dividendo i suoi fiumi ben oltre la portata della mente
cercando il proprio pensiero nella storia
mentre viaggiamo verso una lontana città portuale

II.
A volte il vento reca nutrimento al cuore
mentre la storia tesse un dolore da un capo all'altro
la natura è il terreno comune con tutto ciò che esiste
in essa riconosce il proprio volto,
il velo che ricopre il cuore

Parole rivolte a se stessi emergono da lontano
le voci del sesto giorno sono le tue
per prima cosa, i confini traboccano oltre la carta
evocando l'esplosione di ciò che è più vicino
indistintamente tra il primordiale e il nevrotico,
non viviamo mai la stessa cosa due volte!

III.
Ho catturato un vento, ho cullato un vento fino ad addormentarlo
o così pare, poi il volto dell’attesa muta
il sole sorge su venti respirati dalla bocca
le radici si approfondiscono nella saggezza della terra
e il sole nascosto della notte appare
quando il fuoco indossa il suo coraggio

Sogno tra le bocche, chiamalo separazione:
separazione — lascia indietro, proprio lì,
un’altra bocca

Lì, so di chi è la mano che infligge la ferita
il mio amore emerge dalla rottura del cerchio
da sveglio, afferro con più forza la lingua alata
essa scosta la chioma della foresta oscura sulla radura
la sua discesa è soltanto una gerarchia del non‑ferire

Mentre il capriolo si china verso l’acqua, lo sguardo spumeggia—
piegarsi verso l’acqua è la mia natura



Link utili



La disponibilità dell’autrice nel dialogo e nella condivisione dei materiali ha reso possibile un incontro editoriale chiaro e rispettoso, valorizzando una voce poetica che merita attenzione.



A cura del progetto Fondazione Casa delle Arti, che accoglie voci contemporanee capaci di attraversare lingue, prospettive e territori diversi.



Commenti

  1. La scrittura di Aylin Antmen si distingue per misura e profondità: una voce che dialoga con il nostro progetto in modo naturale.

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  2. A thoughtful and beautifully measured piece. Aylin Antmen’s voice truly stands out.

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  3. Una voce che si distingue

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  4. Antmen lavora sulla poesia come su una materia viva: la memoria, il corpo, il desiderio diventano luoghi di movimento, non di fissazione. La sua scrittura porta nel nostro spazio una qualità di ascolto e di rischio che arricchisce davvero il dialogo con le voci contemporanee.

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