La Porta del Crepuscolo di Eleonora Moccagatta


Presentazione dell’autrice: Eleonora Moccagatta

Eleonora Moccagatta è autrice di dark fantasy, storie in cui il confine tra reale e invisibile non è mai netto, ma qualcosa che si incrina lentamente.
Scrive per dare forma a pensieri che non si fermano, trasformandoli in atmosfere dense, silenzi e presenze che restano anche dopo l’ultima pagina.
La Porta del Crepuscolo è il suo romanzo d’esordio e il primo capitolo di una trilogia che esplora soglie, identità e ciò che si muove sotto la superficie del mondo.



Libro presentato: “La Porta del Crepuscolo”

La Porta del Crepuscolo è una storia che non nasce per correre, ma per restare.
Non è un fantasy costruito sui colpi di scena, ma sulle atmosfere, sui silenzi e su ciò che si muove sotto la superficie.
È un libro che parla di confini: tra luce e buio, tra ciò che vediamo e ciò che scegliamo di ignorare e, in fondo, anche tra quello che siamo e quello che potremmo diventare.


Sinossi

C’è un momento, tra il giorno e la notte, in cui il mondo sembra trattenere il fiato.
Non è luce e non è buio: è una soglia.

Quando i sigilli iniziano a incrinarsi, ciò che era stato nascosto torna a emergere, non con violenza, ma come un richiamo lento, impossibile da ignorare.
Kael e Aradia si muovono in un mondo dove il soprannaturale non è un’eccezione, ma una presenza che riaffiora quando smettiamo di guardare altrove.

E la domanda non è più se esiste davvero.
Ma quanto siamo disposti a pagare per non ascoltarlo.


Link dell'autrice 


Intervista 

1. Il confine tra reale e invisibile — Nel romanzo il confine tra ciò che vediamo e ciò che resta nascosto si incrina lentamente. Che cosa ti interessa di più di quella soglia?

Mi interessa il momento in cui smette di essere qualcosa di lontano.
Quando non è più “altro”, ma qualcosa che entra dentro la realtà, senza chiedere permesso. Non come un evento improvviso, ma come qualcosa che si insinua, che torna, che non puoi più ignorare.
Quel tipo di soglia è qualcosa che ho sempre sentito vicino anche nelle tradizioni più antiche, soprattutto in quelle celtiche, dove il confine tra mondi non è mai davvero chiuso, ma solo più o meno visibile.
E nel libro succede la stessa cosa.
Non è solo una linea tra due realtà. È il punto in cui smetti di fingere di non vedere.

2. Il momento del crepuscolo — Perché hai scelto il crepuscolo come spazio simbolico da cui far emergere la storia?

Perché il crepuscolo non è una fine e non è un inizio.
È un passaggio.
Nelle tradizioni celtiche è spesso proprio nei momenti di passaggio che i confini si assottigliano, che ciò che è nascosto può emergere.
Mi serviva uno spazio così.
Non qualcosa di netto, ma qualcosa che lascia spazio all’incertezza. E l’incertezza, nel mio libro, è sempre il punto in cui qualcosa può succedere.

3. Kael e Aradia — Come hai costruito il loro rapporto, fatto più di tensioni e silenzi che di azioni?

Non volevo un rapporto spiegato.
Mi interessava quello che resta non detto.
Kael e Aradia non si incontrano per capirsi subito. Si osservano, si mettono alla prova, e in mezzo ci sono più dubbi che certezze.
Un po’ come nei racconti più antichi, dove i legami non vengono dichiarati subito, ma si costruiscono attraverso prove, presenza e resistenza.
I silenzi, per me, sono più veri di molte parole.

4. Il ritmo lento — Cosa ti porta a preferire un ritmo atmosferico invece che frenetico nel fantasy?

Perché è quello che sento più vicino.
Le storie troppo veloci passano. Quelle lente restano.
Mi interessa costruire un’atmosfera, lasciare il tempo di entrare nella scena, di percepire quello che c’è sotto.
Anche qui c’è qualcosa di antico: il tempo del racconto non è mai solo quello dell’azione, ma quello dell’ascolto.
Non è una scelta contro qualcosa.
È semplicemente il modo in cui scrivo.

5. La trilogia — Quale domanda ti accompagna mentre scrivi i prossimi capitoli della saga?

Non è una domanda precisa.
È più una tensione.
Quanto si può andare avanti prima che qualcosa cambi davvero.
I personaggi partono da un punto, ma non possono restare lì. E mentre scrivo, quello che mi accompagna è proprio questo: capire cosa succede quando smettono di poter tornare indietro.
È lì che la storia diventa reale.


Lettura di Guido Pagliero 



Presentazione a cura di – Progetto culturale Fondazione Casa delle Arti



Commenti

  1. Grazie, Eleonora.
    Il tuo contributo porta una voce che si integra con naturalezza nel percorso di Casa delle Arti, aggiungendo un frammento prezioso al dialogo che il progetto coltiva ogni giorno.

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