Argilla di Matesch




Presentazione dell’autrice: Matesch

Matesch è il nome d’arte di Ileana Valente. Nata a Roma, classe 1974 e cresciuta nella provincia romana, vive con un diploma di Perito per il Turismo in tasca e una mezza laurea in lingue. Numerologa, curatrice di testi, scrittrice e fotografa, collabora da diversi anni con editori, blog letterari, associazioni culturali, saloni del libro e premi letterari, quale giurato e organizzatore. 

Scrittrice per amore della scrittura, dedica buona parte del suo tempo alla lettura, alle recensioni, all’editing e alla correzione di bozze, alle presentazioni, prediligendo il genere “crime” ma con un occhio alla buona poesia e ai lavori di autori emergenti. Oggi si dedica a tempo pieno alla numerologia, alla scrittura e al mondo dell’editoria, partecipando attivamente a concorsi letterari, presentazioni ed eventi di settore.



Libro presentato: “Argilla”

Argilla è un thriller corale ambientato in una collina apparentemente tranquilla, sconvolta da una serie di delitti rituali. La squadra Olimpo, segnata da un caso passato, torna in azione per ricostruire un’indagine complessa che intreccia realismo investigativo, tensione psicologica e atmosfere cariche di inquietudine. Tra paesi, fiumi e comunità sospese, il romanzo esplora le fragilità dei protagonisti e la logica oscura che guida un assassino capace di mettere alla prova l’intero territorio.

Disponibile su Amazon


Nota critica sulla poetica dell'autrice 

L’autrice si distingue per un approccio narrativo che unisce un tono visivo a una ricerca costante di introspezione. Il suo stile si caratterizza per un uso equilibrato della tensione emotiva e del realismo quotidiano. La scrittura è diretta e immersiva, con una particolare sensibilità nella resa delle emozioni sottili.
Nella sua poetica, l’autrice tende a mettere in luce la vulnerabilità dei personaggi attraverso la scelta delle parole e la costruzione di atmosfere che oscillano tra l’intimo e il corale. Le sue descrizioni sono precise, mai ridondanti, e riescono a creare un legame empatico tra il lettore e le voci narranti. «Il buio diventa uno spazio di riflessione interiore», scrive, mostrando come la sua poetica utilizzi la dimensione simbolica per esplorare la psiche umana.
In sintesi, la poetica dell’autrice è una ricerca di equilibrio tra intensità emotiva e realismo, tra il non detto e l’esplicito, restituendo una narrazione che scava nelle profondità del quotidiano per rivelarne i contrasti e le verità nascoste.


A cura della Redazione – Progetto Fondazione Casa delle Arti


Sinossi del libro

«Non c’è un modo, guardavo una persona passare e decidevo quella l’ammazzo.

Niente rancore con nessuno, magari mi dà fastidio la sua faccia, o com’è vestita. Tutto qui, tut-to-qui.»

La squadra Olimpo della Polizia di Stato sta vivendo un periodo di calma e di stasi. I poliziotti portano ancora dietro gli strascichi di un caso che li ha visti coinvolti fisicamente e psicologicamente e che, a tutt’oggi, riecheggia ancora tra le pareti bianche dell’ufficio. Tre anni prima sono usciti quasi indenni da un bruttissimo caso di pedofilia che ha sconvolto la cittadina di Lorra, i paesi limitrofi di Monteriva e Rivaffiume, le famiglie dei cittadini e dei poliziotti stessi. In questo settembre, sembra che tutto stia vivendo su una linea retta e continua, piatta e monotona, disturbata soltanto da qualche piccolo furto e liti condominiali.

La calma apparente viene spazzata via dalla scomparsa di un uomo e il ritrovamento di un cadavere che darà il via alla squadra per rimettersi al lavoro di indagine con alacrità e professionalità. La storia si svolge attraverso le vite dei personaggi principali, i loro piccoli segreti, i loro caratteri diversi e multi sfaccettati, l’ambiente che li circonda diviso tra Monte Curvo, la collina coltivata a vigneti, la pianura, il fiume Curvo che divide i due paesi e in lontananza la cittadina di Lorra, vista come la grande città che offre opportunità, servizi ed eccessi.

La squadra si ritroverà a cercare un assassino efferato, che tortura le vittime prima di ucciderle, le fa ritrovare in luoghi completamente ambigui e apparentemente senza un motivo logico. Se da un lato viene seguito un modus operandi simile per ciascuna vittima, ognuna di esse veste un significato a sé e vi sono delle differenze che dovranno essere studiate e comprese. Questo porterà tutto l’Olimpo a fare congetture e a pensare di essere piombati di nuovo nell’oscurità della pedofilia, che verrà seguita pari passo con l’indagine relativa alla messa in scena dei corpi ritrovati: sei cadaveri e una settima persona rapita da salvare a tutti i costi.

Nel contorno della storia ci sono degli antagonisti che faranno di tutto per mettere i bastoni tra le ruote ai bravi poliziotti, i quali si ritroveranno anche a dover indagare “in incognito” per arrivare alla soluzione del caso, aiutati da informatori e amici fidati che li metteranno sulla giusta strada per capire chi è l’assassino da arrestare prima che completi il suo lavoro. In principio saranno faccia a faccia con il loro passato, ma gli eventi li porteranno a doversi fidare delle scienze olistiche ed esoteriche, a tenere conto delle superstizioni e a dover coinvolgere affetti inaspettati, che si riveleranno estremamente necessari per arrivare a capire chi sta mettendo a dura prova la stabilità mentale di un’intera collina tranquilla e silente.

Solo nel finale della storia, si saprà il motivo per il quale l’assassino sta compiendo questi delitti, la sua verità, la sua inquietudine e la sua abitudinarietà, vissuta insieme a tutte le persone che hanno preso parte a questo romanzo.


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Intervista all’autrice

1.Come nasce l’idea della squadra Olimpo e del nuovo caso che interrompe la loro calma apparente.

Quando prende vita un personaggio, gli attribuisco un nome e un cognome fin da subito, proprio come quando nasce un bambino, poi costruisco il resto. Il nome rispecchia l’aspetto fisico e il carattere del personaggio stesso, a volte in maniera positiva, altre in maniera opposta, dipende da quale ruolo voglio fargli ricoprire. Il primo personaggio che è ho creato è stata Ippolita Pacifici e tutti i colori che portano il suo nome e cognome. Visto il suo passato e le problematiche che ha dovuto passare, avevo bisogno di un contraltare positivo e solare, da qui l’idea di Elio Tramonti. Mentre prendevano vita i due protagonisti, si è accesa la lampadina nella testa di affiancare loro un terzo poliziotto, in questo caso una donna, e così ho creato Medea Semplici, che incarna in tutto la passione e il conflitto interiore. Alla fine, guardandoli più volte… forse troppe… ho pensato di dare un soprannome alla squadra, così come avviene nei normali luoghi di lavoro.

Il nuovo caso irrompe proprio perché è un caso complicato. In un capitolo, un personaggio cerca di tirare su il morale alla squadra dicendo “Voi siete l’Olimpo e gli Dèi risolvono tutto!”, proprio perché è difficile occuparsi di tanti omicidi (e di un serial killer) in piccoli paesi di provincia, dove non accade mai nulla.


2. Come ha costruito la psicologia dell’assassino e il suo modo di agire così rituale.

L’assassino lo volevo spietato e con uno scopo, più che una motivazione. Agisce perché “deve” compiere un’azione che lo farà stare meglio fisicamente e spiritualmente, e siccome in passato era già stato interrotto, adesso sta ricominciando tutto d’accapo per arrivare alla parola fine che per lui è solo l’inizio. È arrabbiato per aver dovuto ricominciare, per la perdita di tempo, ma le sue tecniche si sono affinate, ha tutto progettato, non lascia nulla al caso. Soltanto le vittime vengono scelte senza criterio. Come quasi tutti i killer più noti, agiscono con il famoso “modus operandi”, la firma insomma, volevo che anche il mio killer ne avesse una, anche se il suo modo di uccidere è il medesimo per ogni vittima, ma ci sono delle variabili che andranno poi a concludere il suo progetto. Durante le varie fasi, dalla scelta della vittima al ritrovamento della stessa, il killer compie sempre gli stessi gesti. Questo rituale “materiale”, si riversa nel suo rituale “spirituale” ed entrambi, lo portano a non sbagliare nulla… se non nella scelta dell’ultima vittima.


3. Quale ruolo ha l’ambientazione nel creare tensione e nel guidare l’atmosfera del romanzo.

Non volevo una scenografia inventata. Il romanzo si snoda tra due paesi, Monteriva e Rivaffiume, con lo sfondo della più grande città di Lorra. Se da una parte i nomi sono completamente inventati, dall’altra questi tre luoghi possono essere riconosciuti da tanti italiani, da nord a sud. Sono luoghi comuni, una collina, un fiume, una montagna, filari di vigneti, un territorio semi-abbandonato che sta vedendo il ritorno dei giovani dalla città, per una vita più sana e tranquilla. E in questi luoghi c’è quasi tutto, dal laghetto di pesca alla sala da ballo, la villa per i ricevimenti, il bar all’angolo e la piazza con la fontana, mentre ci si deve recare a Lorra se si ha bisogno di visite mediche presso un ospedale strutturato, se si cerca una stazione o la vita mondana. Di luoghi così, in Italia ce ne sono tanti in ogni regione e mi piacerebbe che ciascun lettore, riconoscesse il suo luogo del cuore.


4. In che modo il caso precedente influenza le scelte e le fragilità dei personaggi della squadra.

Il caso precedente è un brutto caso di pedofilia che ha portato strascichi emotivi e di relazione. Un lungo caso che ha quasi distrutto la squadra e i loro familiari per tre lunghi anni. Al ritrovamento del primo corpo, si ipotizza il ritorno della coppia di pedofili, e tutti hanno paura di dover tornare a fare “quei brutti interrogatori”, ascoltare “quelle brutte risposte”, a dover guardare “quelle brutte immagini”. Indubbiamente, ciascun personaggio principale ha subìto il caso e tutti sperano siano solo similitudini e indizi lasciati qua e là. Sarà solo il medico legale a dire se il nuovo caso sia collegato al precedente e, comunque, la squadra Olimpo seguirà entrambe le direzioni per non sbagliare e arrivare alla soluzione del caso il prima possibile.


5. Come ha bilanciato realismo investigativo, intuizioni e elementi più simbolici nella costruzione dell’indagine.

Quando scrivo i miei romanzi, voglio che i personaggi corrispondano alla realtà in toto. Siamo abituati a vedere in tv, telefilm polizieschi dove gli attori sono solo poliziotti e “vivono” nell’ufficio. A me piace dare una vita reale, perché anche loro mangiano, hanno amici, litigano col vicino di casa, vanno a fare la spesa, le analisi e leggono il giornale. Così ho cercato di bilanciare le 24 ore di una giornata, divisa tra il turno in ufficio e la vita al di fuori. Certamente ogni personaggio è più o meno devoto al lavoro e ognuno ha le sue caratteristiche, i suoi vizi e i suoi hobby, ma non per questo deve essere un poliziotto dall’alba al tramonto. In questo giallo ho cercato di limitare la soluzione del caso con i super macchinari tecnologici e preferire l’indagine vecchia maniera, gli indizi, le voci e i racconti di paese, che seppur romanzati hanno sempre una fonte di verità.


Lettura di Guido Pagliero




Presentazione curata da Progetto Fondazione Casa delle Arti




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