Fabio Fantone
Fabio Fantone
Fabio Fantone è un autore che ha trasformato un’esperienza personale complessa in un percorso culturale. La sua scrittura nasce da uno sguardo attento sulla quotidianità e dalla volontà di dare forma, attraverso la narrativa, a temi che toccano profondamente la condizione umana. Un uomo, un padre, che ha scelto la cultura come spazio di espressione e come modo per restituire senso alle esperienze che lo hanno segnato.
Il percorso dell’autore
Nato a Torino il 2 luglio 1981, Fabio Fantone ha una formazione di studi scientifici, successivamente orientata verso le Scienze dell’Educazione. Animato dal desiderio di tradurre la propria vocazione in un impegno concreto verso il prossimo, matura una lunga esperienza professionale come educatore, dedicandosi con costanza al sostegno di minori e all’accompagnamento nelle situazioni di fragilità. La profonda sensibilità verso i temi della diversità e dell’inclusione non rappresenta solo il fulcro della sua attività lavorativa, ma costituisce il motore autentico che ispira ogni sua scelta quotidiana e il suo percorso autoriale. Padre di tre figli, la sua visione del mondo e la sua produzione creativa sono profondamente segnate dall’esperienza diretta e dall'approccio umano maturato tanto nell'ambito professionale quanto in quello familiare. Questo vissuto si traduce in una narrazione che cerca di esplorare, con sguardo empatico e consapevole, le sfumature della condizione umana e le dinamiche della resilienza.
Pubblicazioni
• Zero42 – Una storia tra tante raccontata di corsa (Edizione indipendente)
Un romanzo autobiografico che utilizza la metafora del podismo — dal primo passo del neofita fino alla preparazione di una maratona — per narrare un percorso di crescita personale. Attraverso una scrittura accessibile e profonda, l'opera affronta le sfide dell'esistenza e i momenti critici con la leggerezza intesa non come superficialità, ma come chiave per accogliere e attraversare la fatica del vivere.
• Sulla mia strada (2024)
Un romanzo che racconta il quotidiano di due donne accomunate da una difficile e silenziosa lotta: comprendere le fatiche dei propri figli prima ancora che arrivi una diagnosi, che svelerà poi una sindrome genetica rara. Con un tono che unisce profondità e leggerezza, la narrazione esplora come figure comuni sappiano fare la differenza non attraverso soluzioni scientifiche, ma grazie a un'autentica prossimità ed empatia. Di fronte a una società che spesso fatica ad accogliere chi è fragile, questa "squadra speciale" di affetti riesce a stare accanto alla fatica, rendendola meno pesante attraverso la forza della vicinanza.
Premi e riconoscimenti culturali
• Premio Vincenzo Russo 2025 (Concorso letterario "Castel di Carta"): Primo classificato nella sezione Editi.
• VIII Concorso Internazionale Letterario "G.A. Cibotto": Vincitore del Premio della Giuria, sezione Narrativa Edita.
• XI Concorso Nazionale "Caffè delle Arti": Diploma di Finalista con Segnalazione della Giuria.
• XVII Concorso Letterario Internazionale "Cosenza città federiciana": Plauso della giuria Ars Narrandi.
• Sono presenti inoltre diverse interviste e pubblicazioni sulla rete o sui blog dei booklovers che hanno accompagnato e sostenuto il percorso dei suoi romanzi, testimoniando un interesse crescente attorno alla sua produzione narrativa.
Citazioni critiche
«Un libro che accomuna l'uomo di Chiesa e il presunto ateo, ma solo per dirci che la natura umana non ha bisogno di essere etichettata per poter capire il suo reale significato [...] per scoprire che il traguardo non è mai così distante se si è in sintonia con se stessi. Grazie per l’esempio di vite vissute nell'accoglienza di ciò che ci è riservato piuttosto che dal lamento per quello che non abbiamo... Un libro che, mi auguro, ci faccia uscire cambiati, non per la durata di una lettura, ma cambiati nell'esperienza di vivere.» — Paola La Valle, Speciale Castel di Carta
Presenza online
1.Quali sono la direzione culturale e il cambio di paradigma che senti più tuoi nella scrittura, oggi?
La direzione culturale che sento più mia è quella di provare a cambiare radicalmente lo sguardo, ribaltando il paradigma con cui tradizionalmente ci si rapporta alla fragilità: non più un errore da dover correggere, ma un'unicità da accompagnare, custodire e valorizzare. Questo approccio rifugge totalmente il pietismo e il vittimismo, scegliendo invece la via della leggerezza. Quest'ultima non è mai superficialità, bensì la capacità di addentrarsi all'interno della fatica per renderla più sostenibile e trovare la possibilità concreta di andare oltre, trasformando lo sguardo sul limite.
2.Quali elementi della quotidianità diventano, per te, struttura o ritmo del racconto?
I dettagli apparentemente più ordinari e silenziosi della vita di tutti i giorni diventano il battito e la struttura del racconto: la quotidianità fornisce la materia prima. In particolare, ad animare il ritmo narrativo sono quelli che definisco i "superpoteri del quotidiano": quei piccoli gesti apparentemente scontati ma straordinariamente potenti, come il non giudicare, l'avvicinarsi con delicatezza, empatia, prossimità e vicinanza a chi fa fatica. Sono azioni alla portata di tutti, che non pretendono di risolvere tutto, ma che offrono la possibilità concreta di cambiare la giornata a chi vive il disagio. Sono i dialoghi minimi, gli incontri inaspettati con persone comuni (un educatore, un sacerdote, un barista) e l'esercizio di questa vicinanza accessibile a chiunque a dettare la rotta, trasformando il vissuto reale in una mappa di scoperta interiore e dimostrando che, se culturalmente imparassimo a far nostri questi gesti, renderemmo il mondo un'oasi più serena per tutti.
3. In che modo i riconoscimenti letterari che hai ricevuto dialogano con il tuo percorso creativo?
I premi e i riconoscimenti ottenuti non rappresentano una gratificazione o una vanagloria personale, né una rincorsa ai numeri o ai follower. Dialogano invece con il percorso creativo come la certezza profonda che la cultura e la letteratura sono ancora in grado di arrivare ai cuori delle persone e, soprattutto, di dare voce a chi voce non ha. La soddisfazione più grande è proprio questa: riuscire a fare luce su tantissime situazioni di fragilità che spesso rimangono nel nascondimento, nel silenzio e nell'isolamento. Quando la scrittura nasce dalla volontà genuina di condividere messaggi semplici — senza voler insegnare niente a nessuno, ma con il desiderio di trasformare in meglio la vita altrui — e la cultura riconosce e premia questo stile, la consapevolezza che esiste ancora speranza e possibilità per un mondo più autentico, empatico e migliore diventa tangibile.
La presenza di Fabio Fantone all’interno di Casa delle Arti si colloca in un percorso che valorizza le forme narrative capaci di restituire profondità e attenzione alla costruzione del racconto. Il suo lavoro si inserisce con coerenza nella linea culturale del progetto, che pone al centro la qualità delle proposte autoriali e la ricerca di voci capaci di offrire un contributo significativo al panorama contemporaneo. In questa prospettiva, la sua scrittura trova un luogo dedicato, parte di un orizzonte che Casa delle Arti continua a definire attraverso scelte curate e una visione culturale precisa.
Nel romanzo compare un piccolo pezzo di carta — un biglietto consegnato da un’adolescente alla protagonista — che diventa una bussola emotiva nel viviaggio

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