La culla della fantasia di Barbara Crepaldi


Presentazione dell’autore: Barbara Crepaldi

Mi chiamo Barbara Crepaldi, vivo a Ceva (CN), in Piemonte, e sono coniugata. Ho conseguito il diploma di ragioneria e nel corso della mia vita ho ricoperto ruoli che richiedevano responsabilità e dedizione, sia in ambito professionale che nel volontariato.

Ho svolto incarichi significativi come vicepresidente di una cooperativa sociale di tipo B e responsabile operativa di un gruppo di protezione civile, oltre a molte altre esperienze che mi hanno permesso di sviluppare ascolto, empatia e capacità organizzative.

Amo profondamente i bambini, gli animali, la natura e lo sport. Scrivo poesie, favole e racconti, realizzando personalmente le illustrazioni e le fotografie dei miei libri.



Presentazione del libro: “La culla della fantasia”

Attraverso i suoi racconti favolistici, “La culla della fantasia” accompagna i bambini a scoprire valori fondamentali come la tolleranza, la forza dell’aiuto reciproco e l’importanza del lavorare insieme.

Le favole ci costringono a guardare il mondo da un’angolazione diversa, ricordandoci che basta un gesto d’amore, un profumo familiare o un racconto per ritrovare la strada di casa o per dare forma ai nostri sogni.

Come sottolinea il Dott. Ernesto Principe, medico chirurgo specializzato in Ginecologia, Ostetricia e Senologia Chirurgica, queste storie parlano al cuore e alla mente.


Sinossi

“La culla della fantasia” contiene quattro favole arricchite da illustrazioni realizzate a mano, attività e disegni da colorare. Il libro è disponibile in doppia lingua, italiano e inglese, per favorire l’apprendimento e l’inclusione.

Ogni favola accompagna il giovane lettore verso la scoperta della propria morale, offrendo strumenti utili per affrontare le difficoltà quotidiane. È pensato per bambini dai 3 ai 10 anni.


Link


Intervista a Barbara Crepaldi

1) Il tuo libro nasce dal desiderio di accompagnare i bambini nella crescita: quali esperienze personali o di volontariato hanno influenzato maggiormente la creazione di queste favole?
Buongiorno, grazie per la profondità di queste domande. Ho realizzato diversi laboratori e ci tengo molto a personalizzare l’attività in base alla realtà, ovvero se ci sono esigenze particolari: bambini con caratteristiche neurodivergenti o dove vi sia un gruppo neurodiverso (ad esempio una pluriclasse; o una condizione di classe suddivisa a piccole isole) perché credo che sia un diritto di ciascuno poter interagire, confrontarsi ed essere ascoltato senza alcun giudizio, nella piena libertà di essere sé stesso.

Collaborando con enti pubblici e privati, sia con progetti didattici sia con progetti ludici culturali, ho imparato ad ascoltare le esigenze dei bambini e sono riuscita a creare un rapporto di apertura e di coinvolgimento. In alcuni casi sono emerse cose personali mai condivise con nessuno (nemmeno con psichiatri). Un esempio di cui desidero rendervi partecipi è stato un bambino di otto anni (autistico ma non gravissimo) che, durante un’attività sulle paure, ha espresso con disarmante naturalezza la sua più grande paura: “Fare del male agli altri senza volerlo”. Ho avuto un tuffo al cuore per la commozione, ed ho coinvolto tutto il gruppo per trarne ispirazione. Questo è solo uno dei tanti episodi che mi incoraggiano a scrivere le favole, donandogli ogni volta qualcosa di speciale.

2) “La culla della fantasia” unisce illustrazioni, attività e disegni da colorare: come vivi il rapporto tra parola e immagine quando costruisci una storia per i più piccoli?
Una mia peculiarità è realizzare le illustrazioni con le matite colorate: scelgo di utilizzare il loro linguaggio, perché ogni bambino ne fa uso. Molti fanciulli mi hanno detto che le sentono vicine, calde, capaci di incoraggiarli a cimentarsi invece di percepirle irraggiungibili.

Quando parola e immagine creano un legame diretto, anche la morale diventa più facile da assimilare. Mi piace pensare che la morale della favola possa essere un seme, nella speranza che germogli nei cuori dei bambini. Il seme si manifesta ascoltando, leggendo, colorando, rispondendo alle domande, confrontandosi con gli adulti o con i compagni; osservando le illustrazioni e sognando ad occhi aperti.

Ogni dettaglio deve essere studiato con cura: il carattere più grande aiuta i bambini nella prima fascia scolastica; l’uso corretto delle parole può aiutare invece di turbare. Scrivere per i bambini richiede una grande attenzione.

3) Hai scelto di realizzare il libro in doppia lingua, italiano e inglese: quale valore educativo o inclusivo volevi trasmettere con questa scelta?
Ho scelto di ampliare la voce delle favole perché la realtà sociale e scolastica è cambiata. Credo possa essere utile per imparare una lingua diversa ma comune, capace di abbattere difficoltà linguistiche e di comprensione, eliminando ostacoli che spesso creano emarginazione.

Anche gli adulti possono utilizzare il libro per imparare l’italiano, rendendo l’apprendimento meno faticoso. Credo ci sia bisogno di appassionare alla lettura con curiosità, e le favole possono essere il connubio perfetto.

4) Ogni favola contiene una morale che offre strumenti per affrontare le difficoltà: quali temi senti più urgenti per i bambini di oggi e come li hai trasformati in racconto?
Penso che molte difficoltà nascano all’interno della famiglia: dialogo, ascolto, gestione delle emozioni. In “Otto e gli abissi” emerge il bisogno di ritrovare un punto di riferimento. Premetto che non giudico nessuno: il lavoro spesso ingabbia gli adulti in un vortice difficile da scrollarsi di dosso.

Nella favola “La Sig.ra Siola” emerge l’importanza di non deridere chi è in difficoltà, ma di confrontarsi per trovare una soluzione, perché la forza dell’unione abbatte ogni ostacolo.

Con “Il camaleonte Clip” troviamo il coraggio, l’ascolto, l’amicizia, la difesa dai bulli. Pensiamo al gioco di mimare le emozioni: non è forse divertente? A volte un semplice gioco aiuta a essere più consapevoli del proprio stato d’animo.

Attraverso “Una trappola deliziosa” scopriamo che è necessario essere meno superficiali sull’alimentazione, non temere di farsi aiutare, parlarne, prendere coscienza che basta cambiare alcune abitudini per stare meglio con sé stessi e con gli altri. Ogni scelta quotidiana ha conseguenze.

5) Il libro è pensato come un compagno di viaggio dai 3 ai 10 anni: che tipo di relazione speri che i giovani lettori instaurino con le tue storie e con i personaggi che hai creato?
Spero che possano immedesimarsi e trovare nelle favole uno strumento d’aiuto, da cui attingere ispirazione prima di prendere una decisione. Vorrei fargli capire che, come gli animali delle storie danno voce ai loro tormenti, anche loro possono avere qualcuno che li ascolta.

Vorrei incoraggiare gli adulti a ritrovare il piacere di leggere ai figli e ai nipoti: le favole fanno bene all’anima e al cuore di entrambi, rafforzano i legami e rassicurano i bambini facendoli sentire al sicuro.


Presentazione a cura di – Progetto culturale Fondazione Casa delle Arti

Commenti

  1. Grazie per aver partecipato al progetto.

    RispondiElimina
  2. Barbara, colpisce l’attenzione che dedichi ai bambini e al loro percorso di crescita. Il tuo progetto unisce cura, ascolto e creatività in modo molto naturale. Grazie per aver condiviso il tuo libro con noi.

    RispondiElimina

Posta un commento

Post più popolari