La panchina del mattino di Lhonari

 



La panchina del mattino

Ogni mattina, prima che la città si svegliasse del tutto, Marta attraversava il piccolo parco dietro casa. Non era un luogo speciale: qualche albero, un vialetto di ghiaia, una fontana che funzionava solo a metà. Eppure, per lei, quel tragitto aveva qualcosa di necessario. Le dava l’idea che il giorno potesse cominciare con un ritmo più lento, senza la fretta che di solito la inseguiva.

La panchina dove si fermava era sempre la stessa. Di legno chiaro, un po’ consumata, con una vite allentata che cigolava quando ci si sedeva. Marta appoggiava la borsa accanto a sé e osservava il movimento minimo del parco: un cane che tirava il guinzaglio, un uomo che correva con passo pesante, una signora che raccoglieva foglie cadute anche quando non ce n’erano molte. Tutto sembrava procedere con una calma che non trovava altrove.

Quella mattina, però, qualcosa era diverso. Sulla panchina c’era un quaderno sottile, chiuso, senza nome. Marta lo prese con cautela, come se potesse rompersi. La copertina era liscia, di un blu spento. Lo aprì. Le prime pagine erano vuote, ma più avanti comparivano righe scritte con una grafia ordinata, inclinata appena.

“Se qualcuno trova questo quaderno, può leggerlo. Non è un diario. È solo un tentativo di capire le giornate.”

Marta continuò a leggere. Le pagine raccontavano frammenti semplici: una passeggiata sotto la pioggia, il rumore delle tazze in un bar, un tramonto visto dalla fermata dell’autobus. Erano descrizioni essenziali, ma avevano una cura che la colpiva. Non c’era nulla di straordinario, e proprio per questo sembravano più veri.

Arrivò a una pagina che diceva: “Mi siedo spesso su una panchina nel parco. Forse perché lì il tempo sembra avere un peso diverso.”

Marta chiuse il quaderno per un momento. Guardò la panchina, il vialetto, gli alberi. Le sembrò di condividere qualcosa con quella persona sconosciuta, come se entrambi avessero trovato nello stesso luogo un piccolo equilibrio.

L’ultima pagina poneva una domanda: “Se qualcuno leggerà queste righe, mi chiedo se anche lui o lei abbia un posto dove il giorno comincia davvero.”

Marta prese una penna dalla borsa e scrisse: “Sì. È questa panchina.”

Richiuse il quaderno e lo lasciò dove l’aveva trovato. Si alzò, fece qualche passo lungo il vialetto e si voltò un’ultima volta. Il quaderno era lì, immobile, come se aspettasse qualcosa.

Il giorno stava iniziando. Marta portava con sé una leggerezza nuova, come se la panchina, il quaderno e quelle poche righe avessero aperto una possibilità inattesa. Non sapeva se avrebbe ritrovato il quaderno il giorno dopo. Però, per ora, bastava così.

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