La tappa di metà percorso di Marco Perrotti
La tappa di metà percorso
Partii alle sei, quando il cielo era ancora chiaro ma non del tutto aperto.
Davanti all’ostello c’erano due pellegrini che sistemavano gli zaini.
Ci scambiammo un saluto breve, poi ognuno prese la propria direzione.
Io seguivo la freccia gialla verso ovest, come indicato dalla guida.
La strada usciva dal paese con una curva ampia.
Le case erano ancora chiuse, le serrande abbassate, nessun rumore.
Camminavo a passo regolare, senza accelerare.
Il Cammino, quel giorno, non presentava difficoltà particolari: un tratto pianeggiante, qualche salita moderata, un bosco che si apriva dopo il primo chilometro.
Nel bosco l’aria era più fresca.
Il terreno era stabile, senza radici esposte.
Ogni tanto incontravo un pellegrino che veniva dalla tappa precedente.
Ci si salutava con un “Buen camino”, niente di più.
Era un modo per riconoscere che si stava facendo la stessa cosa, senza bisogno di spiegazioni.
Dopo un’ora arrivai a un punto di ristoro.
Un tavolo di legno, una fontana, una panchina.
Mi fermai, bevvi, controllai la mappa.
La distanza rimanente era chiara: dodici chilometri fino al paese successivo.
Ripresi a camminare senza fretta.
Il percorso attraversava campi coltivati.
Ogni tanto si vedeva un trattore, ma lontano.
La strada era tranquilla, senza traffico.
Camminare diventava una routine: passo, respiro, controllo del ritmo.
Non pensavo a nulla di particolare, solo alla tappa.
Verso metà mattina raggiunsi un piccolo bar.
Entrai, ordinai un panino.
Il proprietario mi chiese se stessi andando a Santiago o se stessi facendo solo alcune tappe.
Risposi che stavo seguendo il percorso previsto dalla guida, senza obiettivi particolari.
Pagai e ripartii.
L’ultimo tratto era più esposto al sole.
Camminavo con attenzione, bevendo a intervalli regolari.
Il paese comparve dopo una curva, con le case basse e la chiesa al centro.
Entrai nell’ostello municipale, mostrai la credenziale, ricevetti il timbro.
La stanza era semplice: letti a castello, un armadio, una finestra che dava sulla piazza.
Feci una doccia, lavai i vestiti, li stesi.
Poi uscii per mangiare qualcosa.
Il bar della piazza serviva un menù del pellegrino.
Scelsi il piatto più semplice, senza parlare con nessuno.
La giornata era stata lineare, senza eventi particolari.
Ritornai in ostello nel pomeriggio.
I pellegrini arrivavano uno alla volta, ognuno con la propria andatura.
Qualcuno raccontava la tappa, altri preferivano il silenzio.
Io preparai lo zaino per il giorno dopo, controllando solo ciò che serviva.
Alle ventidue le luci si spensero.
Mi sdraiai, impostai la sveglia e chiusi gli occhi.
La tappa era conclusa.
Il resto sarebbe arrivato domani, con la stessa continuità.


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