Nadia Mifsud Mutschler

Nadia Mifsud Mutschler: 

una voce transnazionale della poesia maltese contemporanea

Nadia Mifsud Mutschler (Bormla, Malta, 1976) è una delle voci più rilevanti della letteratura maltese contemporanea. Dal 1998 vive e lavora a Lione, in Francia: una distanza geografica che ha inciso profondamente sulla sua produzione, offrendo uno sguardo duplice e un punto di osservazione privilegiato tra Mediterraneo ed Europa continentale. Scrittrice trilingue, poetessa, romanziera e traduttrice, Mifsud compone la sua poesia rigorosamente in maltese, mantenendo un legame identitario con la lingua madre pur operando come ponte culturale tra contesti diversi.




La scrittura di Nadia Mifsud Mutschler si muove lungo il confine sottile tra ciò che si dice e ciò che si tace. I temi centrali della sua opera includono la geografia degli affetti e della distanza, l’esperienza dello sradicamento e del vivere altrove come spazio di osservazione; la femminilità e il corpo, con una ricerca sull’identità femminile, sulle relazioni, sulla maternità e sulle complessità del quotidiano; l’estetica del silenzio, inteso come luogo denso di variazioni, segreti e verità non dette che la poesia può far emergere.


Opere principali:

żugraga (Merlin Publishers, 2009) – Raccolta poetica d’esordio.

Kantuniera ’l Bogħod (Edizzjoni Skarta, 2015) – Seconda raccolta poetica.

Ir-rota daret dawra (kważi) sħiħa (Merlin Publishers, 2017) – Primo romanzo.

Żifna f'xifer irdum (Merlin Publishers, 2021) – Raccolta di racconti brevi.

Varjazzjonijiet tas-Skiet (Klabb Kotba Maltin, 2021) – Raccolta poetica, tradotta in inglese come Variations on Silence.


Il valore letterario di Mifsud è riconosciuto a livello nazionale e internazionale. Ha vinto il National Book Prize (Malta) nella categoria poesia nel 2016 con Kantuniera ’l Bogħod e nel 2022 con Varjazzjonijiet tas-Skiet. Nel 2022 le è stato conferito il titolo di Poet Laureate di Malta. 

È membro attivo del collettivo culturale Inizjamed, e le sue poesie sono state tradotte in numerose lingue e pubblicate in antologie internazionali. 

Dal 2011 al 2024 ha fatto parte del nucleo organizzativo del Malta Mediterranean Literature Festival, contribuendo alla sua crescita e alla promozione di nuove voci poetiche nel Mediterraneo. Pur non facendo più parte del team principale, mantiene un legame strettissimo e fraterno con il collettivo.





Estratto dalla poesia “autunno 1”, tradotta dal maltese da Virginia Monteforte:


[…]

i bambini hanno dormito, si sono alzati

sono cresciuti ancora un poco

il sonno li ha ripresi, i sogni anche 

e ora sono svegli con domande

fastidiose che seppellirei


perfino nei loro occhi

di pietà non ne è rimasta più alcuna




Estratto dalla poesia “no, non è vero che la terra è tonda (per S.)”, tradotta dal maltese da Virginia Monteforte:


no, non è vero che la terra è tonda

ha bordi aguzzi e taglienti 

come le parole che tuo padre scagliava

in faccia a tua madre

si frantumavano contro i muri

franandoti in grembo

e tu le intrecciavi con i capelli delle bambole

sperando di farle svanire


[…]



arsura (tradotta dal maltese da Virginia Monteforte)


un lieve sussulto 

e importuno Agosto s’intrufola tra di noi

incurante delle lenzuola leggere

fai sfoggio d’un altro lungo sbadiglio 

uno schiocco di labbra con bis

per farmi notare (come se non lo sapessi)

quanto quest’arsura implacabile ti avvinghi

non darle retta, oso dire

e bagno le labbra nel pigro stagno tra i tuoi occhi

in ogni tua madida insenatura

fino a stillare di piacere 

tirati via, noi

lontano dal silenzio

lontano dal torpore

alle spalle 

questa città e il suo lungo ozio 


di te non sono mai sazia




Estratto dalla poesia lunga “parentesi”, tradotta dal maltese da Virginia Monteforte:


(quarto giorno)


testa contro testa

su questo divano vacillante

già le tue dita si dilettavano col mio ombelico

quando mi dicesti di tua madre

del suo ferro da stiro

brandito come una minaccia

tutte le volte che lacrime e sogni marciti

tracimavano margini non più contenuti dal vino

t’avrei offerto riparo nel mio ventre, ridato la vita

amato dalla testa 

ai piedi

ovunque

come creatura mia

offerto il mio seno

nutrito, appagato

saziato, vezzeggiato

messo in fuga ogni affanno

il mio amore era allora più forte

mentre ninnavo i tuoi pensieri di roccia

e capivo meglio perché

casa tua aveva mura di colori diversi

uno per ogni umore

avevi detto


più tardi

con un rivolo d’argento

sul mio grembo

t’ascoltavo compiaciuta 

slacciare tutti i nostri dobbiamo

per riannodarli in altri intrecci

in un monile di baci



Poesia reversibile, tradotta dal maltese da Virginia Monteforte:


scivolo

tienimi

nel tuo sguardo

sapore d’oltremare

tra gli istanti trattenuti, perdura

qualche nota di valzer

qualche verso pasticciato

sotto un cielo in macramè


(lettura inversa)


sotto un cielo in macramè

qualche verso pasticciato

qualche nota di valzer

tra gli istanti trattenuti, perdura

sapore d’oltremare

nel tuo sguardo

tienimi

scivolo


Lettura di Guido Pagliero





Dopo aver ascoltato e letto la trama dei suoi versi, abbiamo voluto dialogare direttamente con l’autrice per esplorare i meccanismi più profondi della sua scrittura. In questa intervista esclusiva, Nadia Mifsud Mutschler ci guida dietro le quinte della sua officina letteraria: dalla sfida di abitare più lingue contemporaneamente alla scelta, profondamente politica, di proteggere la lingua maltese dall’estero, fino all’urgenza di dare voce alla storia e all’identità femminile.


Come si è evoluta nel tempo la tua ricerca poetica, in particolare rispetto al dialogo tra le lingue in cui scrivi?

Amo la poesia perché unisce immagini visive, ritmo e suoni. Quando scrivo, cerco costantemente di trovare un equilibrio tra queste tre componenti e l’emozione (o le emozioni) che hanno scatenato, fin dall’inizio, il bisogno di scrivere. Mi sono resa conto che spesso provo a tradurre in parole ciò che non riesco a dipingere, a disegnare o a catturare su pellicola; questo potrebbe spiegare perché la tipografia mi sia sembrata un’ulteriore componente necessaria quando ho scritto la mia prima raccolta, żugraga (autopubblicata; 2009). Quando mi esibisco o anche solo quando leggo un testo davanti a un pubblico, ho bisogno di riflettere sul tono, sulla cadenza, sul volume e anche sul linguaggio del corpo. Nel mio caso, questi sono aspetti che il tempo e l’esperienza mi hanno aiutata ad affinare. Essendo una persona trilingue che passa costantemente da una lingua all’altra, è diventato naturale per me avere versioni dello stesso componimento in maltese, francese e inglese, persino quando il testo è ancora alle prime bozze. Poiché ogni lingua possiede i propri suoni, ritmi e tessiture, è affascinante vedere come le “interferenze” possano a volte tradursi in combinazioni interessanti. Credo che la sfida più grande per chiunque inizi come artista sia trovare la propria voce. Una volta superata quella soglia, il pericolo è rimanere intrappolati nella propria zona di comfort, andando sul sicuro e ripetendo la stessa formula all’infinito. La mia terza raccolta di poesie, Varjazzjonijiet tas-Skiet (EDE Books), ha vinto il Malta National Book Prize per la poesia nel 2022 e mi ha valso anche il titolo di terza Poet Laureate. Come indica il titolo della raccolta, in quel periodo stavo esplorando la nozione di variazione. Alla fine, questo mi ha portata a sperimentare con le poesie reversibili, alcune delle quali sono state incluse nel libro. E sebbene rimarrò per sempre grata per il riconoscimento ricevuto da quella raccolta, devo confessare che da allora scrivere non è diventato affatto più facile. Sempre più spesso mi ritrovo a fare i conti con la domanda “cos’è che rende una poesia una poesia?” e a voler scardinare le mie abitudini di scrittura. I miei testi più recenti (tuttora inediti) si presentano come un impulso a spingere le cose uno, due, persino tre passi oltre – visivamente, linguisticamente e stilisticamente.


Quali temi ritieni più centrali nel tuo lavoro oggi, sia nella poesia che nella narrativa?

Sono sempre stata interessata alla herstory. Credo che questo interesse derivi dal fatto che i testi scritti da donne erano rari e frammentari nei libri di letteratura maltese quando andavo a scuola. In anni recenti, insegnare storia dell’arte mi ha spesso lasciata sbigottita di fronte alla quasi totale invisibilità delle donne artiste nel corso delle epoche e nelle diverse culture. Mettendo le donne al centro dei miei testi, cerco di scrivere ciò che io stessa vorrei leggere ma che non è stato ancora scritto, per citare Toni Morrison. Ho sempre creduto che il personale sia politico, a maggior ragione nel caso delle donne e dei gruppi di minoranza, specialmente in luoghi in cui i diritti umani fondamentali vengono continuamente violati. Quindi, sebbene la mia poesia non sia sempre apertamente politica, mi piace pensare che parlare di – e mettere in discussione – le dinamiche di potere che modellano le nostre interazioni possa tradursi a sua volta in una potente critica sociale. Confesso di non aver scritto molto sui conflitti politici attuali e sulla violenza; non perché non li senta profondamente – al contrario – ma perché ogni tentativo mi sembra insignificante se paragonato alle testimonianze di coloro che vivono queste sofferenze in prima persona. Mi sento più a mio agio nel parlare e scrivere di questioni ambientali, poiché il cambiamento climatico è un problema di tutti e la sostenibilità è una responsabilità di ciascuno.


In che modo l’esperienza di vivere all’estero ha plasmato la tua voce e la tua prospettiva di autrice?

Ho lasciato Malta all’età di 21 anni e vivo in Francia da 28. Ci sono giorni in cui mi sento, o vengo percepita, come “troppo maltese” e “non abbastanza francese”. Altri giorni, invece, succede il contrario. La distanza è un’arma a doppio taglio. Ti dona una prospettiva. Può offrire uno sguardo fresco, poiché posso scrivere di dettagli della mia vita quotidiana che differiscono completamente da quelli di un autore che vive stabilmente a Malta. A volte può persino dare un senso di protezione. Tuttavia, è anche un terreno fertile per sentimenti di colpa e/o nostalgia. Vivere all’estero può creare un senso di “limbo” – la sensazione di appartenere e non appartenere allo stesso tempo. Il concetto di “casa” diventa sempre più difficile da definire, e scrivere di determinati argomenti da lontano può sollevare interrogativi sulla propria legittimità. Se guardo indietro, l’impatto più significativo del vivere all’estero ha riguardato il modo in cui ho iniziato a percepire la lingua maltese. Sfortunatamente, persiste ancora una mentalità coloniale, e non è insolito sentire persone che descrivono il maltese come una “lingua minore”. Ogni volta che leggo i miei testi a un festival internazionale, rimango colpita da quanto la lingua maltese suoni singolare alle orecchie straniere, a causa della sua vicinanza sia all’arabo che all’italiano. Scrivere in maltese non è semplicemente una scelta artistica; è anche una scelta politica. Più scrivo in maltese, più entro in sintonia con la sua bellezza, e più mi sento in dovere di salvaguardarla.


A cura del progetto culturale Fondazione Casa delle Arti

Direzione editoriale: Deborah Cappagli




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