La nebbia del cuore di Susanna Andreone





La nebbia del cuore

Le foglie cadevano in un lento valzer di colori smorzati, ricoprendo il vialetto del parco. 
Elena camminava esitante, senza sapere se voltarsi o andare avanti, se restare o correre verso ciò che l’aspettava.
L’aria frizzante le pizzicava il viso, riportando ricordi di estati lontane, di giorni caldi e spensierati quando tutto pareva possibile. Ora il cielo era grigio, l’orizzonte sfumato da una nebbia che scendeva piano sui campi, avvolgendo il mondo in un abbraccio silenzioso.
Si fermò davanti al caffè, dove l’aspettava Andrea, dopo tanti anni.
A volte la vita sorprende, pensò, ricordando l’invito improvviso, come un ponte gettato sul tempo.
Era passata una vita  da quelle serate ad aspettarlo in macchina in parcheggi deserti, da quando lui non arrivava e non poteva avvisarla, quando il loro amore era impossibile, una parentesi destinata a chiudersi.
Ma ora era lì, puntuale, una liberazione dalle attese vane. Quando lo vide, con lo sguardo intenso e il solito sorriso scanzonato, una scossa la attraversò. Non era più paura, ma consapevolezza. I fantasmi non erano spariti, andavano affrontati. Ricominciamo da qui, pensò.
«Sai che esistono i GPS, vero?» la canzonò lui, come ai vecchi tempi. «Impossibile perdersi. E sono anche in anticipo!»
Lei sorrise. Ecco il mio Baby, è tornato. Non lo chiamava più così da una vita, ma quel nomignolo, in quell’autunno dorato e malinconico, le parve dolce e possibile.
Anni di ricostruzione avevano risistemato i pezzi della sua vita, il dolore si era affievolito, il suo ricordo si era fatto nebbiolina del passato, o così credeva.
Il ritrovarseli davanti, invece, risvegliò emozioni sopite. Non più un sogno irraggiungibile, ma la vertigine della libertà.
Entrarono nel locale, vicini ma non ancora toccandosi. Il fuoco scoppiettava nel camino, il calore invitava all’intimità. Si sedettero in un angolo riparato e, mentre il caffè fumava, i ricordi riaffiorarono: il primo incontro, l’attrazione, l’alchimia, la casa in montagna, le fughe segrete, il tempo rubato.
Questa volta però era diverso. Lui cercò parole di scusa che non servivano più. Lei lo guardò e sentì cadere le difese, non per debolezza ma perché dentro di sé era cresciuta un’eco di quiete, un bisogno di raccoglimento come la natura in autunno, pronta a rinascere.
Aprendo gli occhi su di lui, ancora nitido, comprese che gli inizi possono celarsi nelle chiusure, che la caduta delle foglie è promessa di primavere future.
«Sono accanto a te», disse con voce ferma, «pronta ad amarti, questa volta per sempre. Noi due, Baby.»
Lui le prese la mano. 
Fuori la nebbia si infittiva, ma quel gesto le restituì la luce. L’autunno le aveva insegnato che dopo il grigiore e la caduta viene sempre il rinnovamento. Tra voci sommessi e il crepitio del fuoco, due persone che credevano di aver già vissuto il loro tempo trovavano il coraggio di iniziare di nuovo, mentre il vento portava via le foglie secche e i rimpianti del passato.




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