Assomigliare al vento di Francesca Noemi Pia Carello
Francesca Noemi Pia Carello
Nasce con una spiccata inclinazione per l'osservazione delle dinamiche umane e sociali, un interesse che ha strutturato attraverso un solido percorso di studi universitari focalizzato sulle scienze umane, sulla sociologia e sulla pedagogia.
Il suo lavoro di ricerca e di scrittura si muove costantemente al confine tra l'indagine socio-antropologica e la narrazione biografica. Attraverso l'uso della prosa e del linguaggio poetico, esplora i temi dell'alterità, della percezione del corpo, della vulnerabilità e dell'impatto dei condizionamenti culturali sulle relazioni interpersonali e sugli ambienti educativi.
I suoi scritti nascono dalla volontà di dare voce alle storie di vita e ai vissuti di resilienza, trasformando la parola scritta in uno strumento di riflessione critica, sensibilizzazione ed empatia per la comunità.
Presentazione
Il libro presentato: “Assomigliare al vento”
Questa raccolta attraversa le zone più sottili dell’esperienza umana, dove mancanza, assenza e impermanenza diventano materia poetica. I testi si muovono in uno spazio di osservazione discreta, restituendo immagini che interrogano il rapporto con il corpo, con la perdita e con ciò che non trova parole immediate. La metafora diventa strumento di accesso a stati emotivi complessi, aprendo uno spazio di ascolto in cui la vulnerabilità si trasforma in gesto comunicativo. Una scrittura che illumina ciò che resta sospeso, invitando a riconoscere la fragilità come parte essenziale del vivere.
Sinossi – Assomigliare al vento
I versi di questa raccolta non nascono con l’intento di essere raggruppati, ma rileggendoli a distanza di tempo, è possibile associarli ai temi della mancanza, dell’assenza, dell’inesistenza umana. Si tratta di aspetti che fanno parte delle nostre vite e che generano stati d’animo, emozioni, sentimenti a cui ho deciso di “scattare delle foto”.
Se la morte – che racchiude un po’ tutti i temi sopraelencati – è ciò che l’essere umano fatica ad accettare, poiché implicherebbe anche rassegnarsi alla sua impotenza dinanzi a questo fenomeno innaturale per la religione, ma non per la scienza, i sentimenti e le emozioni che ne scaturiscono sono talvolta inspiegabili. Ecco che la metafora aiuta ad aprire lo scrigno e a mettersi in comunicazione con chiunque sia pronto e predisposto ad accoglierla e, a sua volta, a comunicarla.
Nota critica sulla poetica dell’autrice
La poetica di Francesca Noemi Pia Carello nasce da un dialogo costante tra osservazione socio‑antropologica e introspezione emotiva. La sua scrittura attraversa le zone di vulnerabilità dell’esperienza umana, trasformando mancanza, assenza e fragilità in materia espressiva.
Nei testi emerge una sensibilità che lavora sulla sottrazione: figure ridotte all’essenziale, gesti minimi, immagini che si affacciano come tracce. La parola diventa strumento di indagine, capace di restituire ciò che resta sospeso tra corpo, memoria e condizionamenti culturali.
La metafora, spesso centrale, apre spazi di comunicazione con il lettore, permettendo di avvicinare stati emotivi complessi senza sovraccaricarli. La sua poetica si definisce così: un attraversamento discreto dell’invisibile, dove la resilienza e l’alterità trovano voce attraverso una scrittura attenta, misurata e profondamente relazionale.
Progetto culturale Fondazione Casa delle Arti
Intervista
1. In che modo il suo percorso di studi nelle scienze umane, nella sociologia e nella pedagogia ha influenzato la forma e la direzione dei testi presenti in “Assomigliare al vento”?
Mi piace sempre affermare che il percorso di studi da intraprendere sia stato una scelta consapevole sin dai tempi delle medie, a seguito di comuni esperienze a cui sono sempre stata propensa ad approcciarmi in maniera analitica e cercando di andare in profondità. Di certo, perseguendo le lauree in sociologia e antropologia culturale, ho avuto modo di pormi domande non soltanto da un punto di vista personale, ma anche in chiave scientifica, specialmente dinanzi ai temi dell'assenza, della mancanza e della morte, che rappresentano non una sfida, ma la sfida dell'esistenza, un mistero a cui si è cercato di dare risposta, ma che figura dall'inizio dei tempi come un problema aperto.
"Assomigliare al vento" dona la possibilità di entrare in un'interpretazione del tutto soggettiva di questi temi. Attraverso i versi, costellati da disegni molto semplici, spontanei e senza grosse pretese, si accompagna il lettore, pagina dopo pagina, alla riflessione sulla finitudine di cui si permea l'esistenza.
L'antropologia e la sociologia possono essere chiavi di lettura molto interessanti nel momento in cui ci si pone interrogativi come: “In che modo viene rappresentata la morte dall'essere umano?”, “In che modo la cultura influenza tali rappresentazioni?”, “Quali sono le soluzioni che l'essere umano adotta dinanzi alla presa di coscienza del suo essere finito?”.
2. La raccolta nasce da una scrittura non programmata, che solo nel tempo ha rivelato un filo comune legato alla mancanza e all’assenza. Quando ha riconosciuto che questi temi costituivano una trama condivisa?
Già Blaise Pascal aveva introdotto il concetto di “divertissement”, inteso come l'atto di volgere lo sguardo altrove per non sedimentare troppo su interrogativi esistenziali di grande portata. Il pensiero è stato poi ripreso da Ernest Becker nel saggio “Il rifiuto della morte”.
Rileggendo i miei versi, conservati nei diari personali, mi sono resa conto del ritorno periodico a quell'interrogativo di fondo: “Cosa ci spetterà dopo?”. I versi sono colmi di riferimenti a un mondo-altro in cui sia possibile rivedere o ripercepire chi ha lasciato la realtà materiale.
Se da un lato la presenza di numerose poesie su temi così delicati può suscitare emozioni non idilliache, dall'altro occorre riconoscere la riflessione sull'argomento come tratto puramente umano.
3. La metafora sembra essere uno strumento centrale per avvicinare stati emotivi complessi e talvolta indicibili. Quale funzione attribuisce alla metafora nel processo di trasformazione del vissuto in parola poetica?
La metafora è per me un ponte di dialogo con la complessità del reale. Permette di entrare in relazione con l'altro, rievocando tratti della personalità, archetipi, esperienze e processi di identificazione. Sotto questa luce, la metafora trasferisce con semplicità la complessità dell’esperienza umana.
4. Il suo lavoro si muove tra indagine socio‑antropologica e narrazione biografica. In che modo questa doppia postura entra nella costruzione delle immagini e delle voci presenti nella raccolta?
“Assomigliare al vento” è un’interpretazione soggettiva dei temi trattati. La poesia è una dimensione in cui il sentire prende il controllo sul razionalizzare; i versi hanno più a che fare con l’esperienza dell’esserci che con il nozionismo. La metafora nasce dal vissuto, da un piccolo mondo in cui conoscenza e saggezza pratica si intrecciano.
5. Nei suoi testi la vulnerabilità e la percezione del corpo emergono come luoghi di relazione e interrogazione. Quale ruolo attribuisce alla dimensione corporea nella sua poetica?
L’essere gettati nel mondo pone l’essere umano sotto una prospettiva fenomenologica: si interiorizza ciò che è esterno e si esteriorizza ciò che è interno. Il corpo è identità, è racconto, è significato. In antropologia si parla di “conoscenza incarnata”: percepiamo ciò che ci è consentito anche dal nostro essere corpo.
Il volto è interpretazione, scriveva Lévinas. Merleau-Ponty sosteneva che tra la carne dell’essere umano e quella del mondo non vi sia alcuna frattura.
Lettura di Guido Pagliero
A cura del progetto culturale Fondazione Casa delle Arti
Direzione editoriale: Deborah Cappagli



Bellissimi l'articolo, la recensione e l'intervista. Meravigliosa raccolta e penna profonda e delicata, che sa scavare nell'anima accarezzandola.
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