Cuando la sangre aprende a amar di Gabriel Ganiarov


Gabriel Ganiarov nasce nel 1961 a Barquisimeto, in Venezuela. Dal 2018 vive a Lima, in Perù, città nella quale si è stabilito dopo aver lasciato il proprio Paese. Prima di dedicarsi alla poesia e alla narrativa ha seguito una formazione militare, esperienza che ha contribuito a orientare la sua ricerca verso la scrittura e l'espressione artistica. Ha iniziato a scrivere con regolarità nel 1992 e nel 2024 ha raccolto e pubblicato gran parte della propria produzione letteraria e musicale. Nello stesso anno ha dato forma alla "Poesia Sinaptica", progetto che mette in relazione parola, musica e immagine all'interno di una ricerca espressiva personale. Scrive e pubblica in spagnolo, inglese, francese e italiano.


Presentazione del libro

Primo capitolo della tetralogia Jaulas Invisibles, Entre Sombras y Sangre, il romanzo prende avvio da un'indagine ambientata nella Barcellona contemporanea per svilupparsi lungo un ampio arco narrativo che attraversa luoghi, epoche e generazioni. Tra criminalità organizzata, sorveglianza, potere e vicende individuali, la storia intreccia dimensione investigativa e percorso umano, inserendosi in una riflessione più ampia sui meccanismi di controllo e sulle loro conseguenze nella vita delle persone.


Sinossi

JAULAS INVISIBLES, ENTRE SOMBRAS Y

SANGRE

Tetralogia

Volume I: Cuando la sangre aprende a amar

Autore: Gabriel Ganiarov

Lingua originale: spagnolo

Barcellona, Spagna. Un'indagine per omicidio multiplo che dovrebbe chiudersi nel giro di poche settimane si trasforma nella crepa attraverso cui si introduce un'organizzazione che il corpo dei Mossos d'Esquadra sta appena iniziando a comprendere. L'ispettore Castell segue il primo filo, una donna catturata da una rete di tratta che opera sotto una facciata di legalità, senza sospettare che quel filo non finisca in Catalogna.

Al centro di quella rete, due persone restano unite da qualcosa che nessuna delle due ha scelto. Lei, prigioniera, privata con violenza del nome e del futuro. Lui, la guardia del corpo che l'organizzazione gli assegna per sorvegliarla, un uomo addestrato a obbedire e non a provare sentimenti, che ha imparato a uccidere prima che ad amare.

Entrambi provengono da mondi diversi: lei, dall'Europa orientale; lui, dall'America. Tutti e due arrivano alla prigionia con un passato, un'identità e segreti che l'organizzazione intende trasformare in strumenti di controllo.

Ciò che comincia come un rapporto di sorveglianza si trasforma progressivamente nell'unica forma di intimità che a entrambi è consentita. Un legame nato all'interno della prigionia, sostenuto dal silenzio e costruito contro una struttura che tenta di trasformare le persone in merce e in strumenti.

Il dark romance costituisce, in questo primo volume, il territorio emotivo dal quale i protagonisti si relazionano. Non funziona come una via di fuga dalla trama criminale, ma come una forma di esplorazione di ciò che accade al desiderio, alla fiducia, all'identità e alla sopravvivenza quando persino i sentimenti sembrano essere sottoposti a una struttura di potere.

Nel frattempo, Castell avanza nell'indagine attraverso un mondo sommerso di corruzione portuale, prestanome, tradimenti e silenzi comprati. Barcellona comincia a rivelarsi come un nodo: il primo approdo visibile di una struttura di potere le cui radici affondano molto più lontano e molto più indietro nel tempo.

Il contesto della pandemia globale aggiunge un ulteriore livello di tensione a un'indagine che, poco a poco, smette di essere esclusivamente poliziesca. È la storia di Svetlana e René e, nel suo capitolo finale, di Valentina.

È il primo volume di una tetralogia, i cui altri titoli sono:

Volume II: Lo que la Sangre

esconde

Volume III: La casa de los Ojos ausentes

Volume IV: Las hijas de la nieve

La storia finisce per costruire un arco temporale che si estende dal 1941 al 2022 e attraversa quattro generazioni.

La sorveglianza, il totalitarismo, lo spionaggio e il crimine organizzato appaiono così come espressioni differenti di una stessa logica di potere e controllo, capace di sopravvivere ai cambiamenti di regime, di confini e di uniformi.

Ciò che comincia come un fascicolo di polizia finisce per rivelare che nessun confine istituzionale, poliziesco, nazionale o ideologico è stato sufficiente a contenere ciò che era stato messo in moto decenni prima.

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Nota critica sulla poetica dell'autore

La poetica di Gabriel Ganiarov si sviluppa attorno ai temi della trasformazione interiore e della resistenza dell'identità di fronte alle strutture del potere. I suoi personaggi abitano spesso situazioni limite, nelle quali la dimensione emotiva non rappresenta un elemento separato dagli eventi, ma una forza che contribuisce a ridefinire scelte, relazioni e percorsi individuali.

La scrittura privilegia la costruzione progressiva degli stati interiori attraverso gesti, dialoghi e immagini essenziali. L'attenzione si concentra sui passaggi in cui una coscienza prende forma, matura una decisione o riconosce una nuova consapevolezza di sé. In questo processo, il sentimento assume una funzione conoscitiva, capace di modificare la percezione del mondo e il rapporto con l'altro.

La poetica dell'autore si configura così come un'indagine sulle dinamiche che legano libertà, appartenenza e volontà personale, riconoscendo nell'esperienza umana uno spazio in cui fragilità e determinazione convivono e si trasformano reciprocamente.


A cura del progetto culturale Fondazione Casa delle Arti


Link dell'autore 

@GabrielGaniarov 

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Sito ufficiale


Intervista 

1. Nella tua biografia menzioni che la disciplina militare ha segnato i tuoi primi anni. In che modo quel periodo ha influenzato il modo in cui costruisci la tensione e il silenzio all'interno delle tue opere?

Credo che la disciplina militare abbia influenzato il mio modo di scrivere, anche se non per avermi insegnato a raccontare la violenza o il conflitto, bensì per aver trasformato il mio modo di osservare. Ho imparato che prima di agire bisogna osservare a lungo, lasciare che l'istante maturi; che un gesto minimo, una pausa o un cambiamento di atteggiamento possono dire più di una spiegazione. Questa esperienza si è trasferita nella mia letteratura, soprattutto nella costruzione della tensione. Quando scrivo una scena, mi interessa tanto ciò che accade quanto ciò che i personaggi trattengono dentro di sé. Il silenzio, per me, può contenere paura, desiderio, sospetto, colpa o una decisione non ancora pronunciata. Ha determinato anche il ritmo: le scene d'azione tendono a diventare brevi e telegrafiche, mentre l'introspezione richiede una frase più lenta. Con il tempo ho capito che, molto spesso, la vera tensione nasce proprio da ciò che non è ancora accaduto.


2. Dal 2018 vivi a Lima, una città che dici ti abbia accolto. Quale dimensione dell'esilio continua a respirare oggi nella tua scrittura?

Credo che l'esilio continui a respirare nella mia scrittura attraverso una domanda che non scompare mai: a quale luogo appartiene davvero una persona quando ha lasciato alle spalle il posto da cui proviene? Lima mi ha accolto ed è diventata parte del mio modo di ricordare e di guardare il mondo, ma essere accolti da una città non significa necessariamente smettere di essere stranieri. Una parte di noi continua a dialogare con il luogo che abbiamo lasciato. Nella mia scrittura, l'esilio abita quella zona intermedia tra i luoghi e i tempi che ho vissuto. Il passato viaggia con noi sotto forma di ricordo, desiderio, colpa o perdita. Modifica anche lo sguardo: obbliga a osservare il mondo e sé stessi con una certa distanza. Questa distanza può essere dolorosa, ma può anche diventare uno strumento letterario. Per questo Lima ha finito per entrare a far parte della mia geografia interiore: l'esilio non scompare; si trasforma e ci trasforma.


3. Nel 2024 nasce il tuo progetto di Poesia Sinaptica. Quale ponte specifico tra parola, musica e immagine consideri essenziale per comprendere la tua proposta?

Non cerco semplicemente di aggiungere musica e immagine alla parola, ma di scoprire che cosa accade quando una stessa esperienza poetica si esprime attraverso linguaggi differenti senza smettere di essere la medesima esperienza. Il punto di partenza è sempre la parola: il poema contiene un'atmosfera e, in qualche modo, porta già dentro di sé il proprio suono. Per questo non mi interessa semplicemente accompagnarlo con la musica, ma scoprire quale suono sia già contenuto in esso. Con l'immagine accade qualcosa di simile: non cerco di illustrare ciò che il poema racconta, ma di rivelare un'altra dimensione di quell'universo, ciò che rimane nascosto. Così musica e immagine ritornano alla parola e permettono di percepirla in modo diverso. L'intelligenza artificiale può ampliare tecnicamente queste possibilità, ma l'emozione e la scelta estetica continuano ad appartenere all'autore. Per questo preferisco parlare di risonanza piuttosto che di illustrazione.


4. In Cuando la sangre aprende a amar, l'intimità nasce all'interno della prigionia. Che cosa ti interessava esplorare riguardo al desiderio e all'identità in uno spazio dove tutto è sottoposto a una struttura di potere?

Ciò che mi interessava esplorare era che cosa accade al desiderio quando nasce all'interno di uno spazio in cui la libertà è stata quasi completamente annullata. In Cuando la sangre aprende a amar, la prigionia non è soltanto un luogo fisico, ma una struttura di potere che decide chi può avvicinarsi a un altro corpo e chi ha il diritto di essere sé stesso. Il corpo diventa un territorio di controllo e per questo il desiderio assume un'importanza particolare: rivela una zona interiore che il potere non riesce a dominare completamente. L'intimità può essere rifugio ma anche vulnerabilità: amare sotto il potere significa esporsi e fidarsi può essere pericoloso. I miei personaggi si confrontano continuamente con la stessa domanda: che cosa resta di me quando altri decidono chi sono? In fondo, il romanzo esplora la lotta per scegliere chi sei e a chi permetti di entrare in quel territorio intimo che continua ad appartenerti.


5. La tetralogia abbraccia più di ottant'anni e quattro generazioni. Che cosa ti ha portato a costruire una storia che attraversa così tanti cambiamenti di regime, confini e logiche di controllo?

Quando ho scritto la tetralogia, non volevo raccontare soltanto la storia di alcuni personaggi, ma osservare che cosa accade a una vicenda umana attraversando decenni di trasformazioni politiche, sociali e geografiche. Gli oltre ottant'anni e le quattro generazioni mi hanno permesso di mostrare che i sistemi cambiano, ma che determinate strutture di potere sopravvivono: cambiano i governi, i confini, le istituzioni e le tecnologie del controllo, mentre alcune logiche restano inalterate. Mi interessava anche la memoria generazionale: una generazione può scomparire senza aver risolto ciò che ha vissuto e quella successiva eredita segreti, silenzi e decisioni prese prima della sua nascita. I confini svolgono una funzione simile: spostarsi non significa fuggire, perché il potere può attraversarli. In questo modo la Storia attraversa i personaggi e le loro decisioni producono conseguenze anche molti decenni dopo. Il passato cambia volto, ma non scompare mai. Ciò che rimane è la memoria di coloro che lo hanno vissuto e l'amore che hanno potuto donarsi quando ne hanno avuto la possibilità.


Video lettura dell'autore 


A cura del progetto culturale Fondazione Casa delle Arti

Direzione editoriale: Deborah Cappagli





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