Metanoia: El despertar de Eli di Agostina Colombo
Agostina Colombo è nata a Rosario, in Argentina. Fin da molto giovane ha mostrato interesse per le arti e per la scrittura, trovando nelle parole una forma unica per esprimere la propria visione del mondo.
Il suo legame con l’arte si è costruito attraverso diverse discipline. Oltre alla scrittura, ha sviluppato un profondo interesse per la musica, in particolare per il canto e la produzione musicale, concependo l’arte come uno spazio di espressione, ricerca e trasformazione.
Parallelamente, studia Giurisprudenza, una disciplina che ha alimentato in lei l’interesse per le persone, le loro decisioni, i conflitti e le molteplici modalità con cui ciascuno costruisce la propria storia. La sua sensibilità verso le questioni emotive e filosofiche dell’esistenza l’ha portata a interrogarsi su temi come il senso della vita, la morte, le scelte, l’amicizia, la perdita e la possibilità di ricominciare. Da questa ricerca è nato Metanoia: El despertar de Eli, il suo primo libro pubblicato.
Attualmente, Agostina continua a formarsi in diverse aree e a sviluppare nuovi progetti legati alla scrittura, alla musica e alle arti.
Il mio percorso creativo nasce da una stessa inquietudine: comprendere l’essere umano, trasformare ciò che sento in arte e trovare, attraverso la creazione, nuove modalità di raccontare storie capaci di lasciare un segno in chi le riceve.
Presentazione
Un’opera che affronta il tema della trasformazione personale attraverso una struttura narrativa affidata a quattro voci simboliche: la Vita, la Morte, la Natura e l’Universo. Il libro colloca la protagonista, Eli Blouse, in un momento sospeso della sua esistenza e mette in relazione questo passaggio con le figure che accompagnano il suo percorso interiore. L’opera si concentra sulle domande che emergono nei momenti decisivi della vita e sulle possibilità che si aprono quando ci si trova di fronte a un bivio.
Sinossi
“Metanoia: El despertar de Eli” racconta il percorso di crescita personale che Eli Blouse attraversa dopo essere caduta in coma, costruendo un’analogia tra la vita e l’esplosione di un chicco di mais — un’immagine che rimanda alla possibilità di raggiungere la migliore versione di sé oppure, al contrario, arrendersi e bruciarsi.
La storia è narrata dalla Vita, dalla Morte, dalla Natura e dall’Universo, ciascuno attraverso capitoli che offrono la propria prospettiva. Con il sostegno della sua antica migliore amica, Ema Tond, e di un uomo che si fa chiamare Angelus, Eli dovrà decidere se compiere un passo verso la vita o verso la morte.
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Nota critica sulla poetica
La poetica di Agostina Colombo si caratterizza per un uso marcato della metafora come strumento di interpretazione dell’esperienza umana. La sua prosa intreccia elementi naturali, immagini simboliche e riflessioni emotive, costruendo un linguaggio che tende a trasformare ogni evento in un movimento interiore. Alterna registri contemplativi e dialogici, mantenendo una forte centralità della sensibilità come chiave di lettura del mondo. La scrittura privilegia l’immediatezza, la soggettività dello sguardo e la ricerca di significati nei passaggi critici dell’esistenza, delineando una voce autoriale che si muove tra introspezione e visione metaforica.
A cura del progetto culturale Fondazione Casa delle Arti
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Intervista
1. Il tuo legame con l’arte nasce da discipline diverse. Quale momento ha segnato davvero l’inizio della tua voce creativa?
Credo che la mia voce creativa non sia nata da un momento preciso, ma da molte cose che ho fatto fin da bambina. Ho sempre avuto questo rapporto, da che ho memoria, e sentivo che avevo bisogno di creare per esprimere cose che forse, parlando, non sapevo spiegare. Inoltre, con il tempo ho capito che non dovevo scegliere tra una disciplina e un’altra. Potevo scrivere, cantare, produrre e studiare ciò che studio allo stesso tempo. E credo che proprio questa combinazione sia ciò che ha formato il mio modo di creare.
2. Nella tua biografia compaiono temi come la vita, la morte, le decisioni e la perdita. Quale domanda esistenziale ha dato origine a Metanoia?
La domanda principale è stata qualcosa di molto semplice, ma allo stesso tempo molto difficile, credo: che cosa fa davvero sì che una persona decida di continuare a vivere? Perché mi ha sempre colpito molto quanto possa essere fragile la vita e come, a volte, una sola decisione possa cambiare completamente il modo in cui la vediamo. Da lì ho iniziato a pensare a tutte quelle cose che diamo per scontate: le persone che abbiamo, i ricordi, le opportunità che lasciamo andare e anche le decisioni che prendiamo.
3. La storia è narrata dalla Vita, dalla Morte, dalla Natura e dall’Universo. Come hai costruito queste prospettive senza che diventassero simboli rigidi?
Ho cercato che non fossero semplicemente concetti inseriti per trasmettere un insegnamento. Volevo che avessero una personalità, che potessero interrogare, discutere e persino contraddirsi, perché mi piaceva l’idea che ciascuna di queste voci rappresentasse un modo diverso di guardare ciò che sta accadendo a Eli.
4. Eli attraversa un processo di trasformazione mentre è in coma. Quale parte di quel percorso senti più vicina alla tua esperienza personale?
Credo che ciò che sento più vicino sia quella sensazione di cercare di trovare un senso alle cose. Non necessariamente perché abbia vissuto esattamente ciò che ha vissuto Eli, ma perché penso che tutti, a un certo punto, attraversiamo fasi in cui ci chiediamo cosa stiamo facendo, dove stiamo andando o se le decisioni che stiamo prendendo sono davvero quelle che vogliamo. Lei deve tornare su momenti della sua vita e affrontare cose che forse aveva cercato di lasciare indietro. E questo sì, mi risulta molto vicino: capire che molte volte, per poter andare avanti, dobbiamo prima guardare indietro, anche se non è sempre comodo. Mi piace anche molto la sua trasformazione perché non avviene da un momento all’altro. È un processo. E credo che nella vita reale siamo un po’ così anche noi.
5. Studi Giurisprudenza e lavori con la musica e la scrittura. Come dialogano queste discipline nel tuo modo di raccontare storie e nella creazione dei personaggi?
Anche se sembrano mondi completamente diversi, per me hanno molta relazione. Il Diritto mi porta a osservare molto le persone, le loro decisioni, i loro conflitti e le diverse versioni che possono esistere di una stessa situazione. E questo, inevitabilmente, finisce per emergere quando scrivo. La musica, invece, è molto più legata all’emozione. E la scrittura è il luogo in cui posso unire tutto questo. Credo che studiare Diritto mi dia uno sguardo più analitico, mentre la musica e lo scrivere mi permettono di esplorare una parte più emotiva. Alla fine, sono le tre discipline che finiscono per intrecciarsi tra loro.
A cura del progetto culturale Fondazione Casa delle Arti
Direzione editoriale: Deborah Cappagli
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