Elizabeth Grech
Tra un mare e l’altro: poesia, traduzione e attraversamenti mediterranei
La formazione e il lavoro tra lingue e culture
Ha studiato Antropologia, Studi contemporanei sul Mediterraneo e Francese all’Università di Malta e all’Università di Provenza, dove ha conseguito un master in Etnologia. La sua attività professionale si è sviluppata nel campo della traduzione, della comunicazione e della progettazione culturale, in particolare all’interno di organizzazioni e istituzioni impegnate sul piano internazionale e mediterraneo. È consulente e traduttrice per il CIHEAM – Centre International de Hautes Études Agronomiques Méditerranéennes – e collabora con organizzazioni non governative, istituzioni culturali e artistiche. Ha inoltre lavorato con realtà come Officine Universelle Buly e il Réseau Euromed France. Lavora per Mana Chuma Teatro, dove è Direttrice delle Relazioni Internazionali, della Comunicazione e della Traduzione. Il suo ruolo mette in relazione progettazione culturale, cooperazione internazionale e dialogo tra territori, elementi che attraversano anche la sua scrittura.La traduzione come pratica culturale
Accanto alla poesia, la traduzione letteraria rappresenta uno dei nuclei centrali della sua attività. Ha tradotto in francese opere di numerosi poeti e scrittori maltesi contemporanei, tra cui John Aquilina, Clare Azzopardi, Norbert Bugeja, Antoine Cassar, Adrian Grima e John Portelli. Le sue traduzioni sono apparse in libri, antologie e riviste letterarie. La sua attività di traduttrice mette in relazione letterature, comunità e territori, contribuendo alla diffusione della poesia maltese oltre i confini dell’isola. Questa duplice posizione di autrice e traduttrice rende particolarmente significativo il suo rapporto con la lingua: scrive in maltese, mentre la sua opera e il suo lavoro di mediazione culturale si sviluppano nel dialogo con altri contesti linguistici e culturali.La poesia in lingua maltese
Ha scritto poesia in maltese per molti anni prima di pubblicarla. Per circa quindici anni ha composto testi senza renderli pubblici, fino a quando ha iniziato a dare una forma editoriale a questo percorso. Alcune poesie sono comparse inizialmente in antologie e riviste. La prima raccolta, bejn baħar u baħar, è stata pubblicata da Merlin Publishers a Malta nel febbraio 2019. Il libro raccoglie una poesia intimamente legata al mare, alla memoria, all’amore, alla perdita, alla femminilità e all’identità. Il mare, nella sua scrittura, non appare soltanto come elemento paesaggistico. In un’intervista rilasciata in occasione della pubblicazione della raccolta, lo ha descritto come simbolo di apertura, possibilità e collegamento con altri mondi. È anche uno spazio legato alla sua infanzia maltese e alla distanza maturata dopo il trasferimento a Parigi. La scrittrice maltese Clare Azzopardi ha associato le sue poesie a una qualità “calma, silenziosa” e insieme giocosa, come il mare. La critica ha inoltre evidenziato la dimensione personale della raccolta, nella quale desiderio, amore e nostalgia si intrecciano con una riflessione sulla fragilità e sulla bellezza della vita.bejn baħar u baħar – una poesia che attraversa le lingue
La prima raccolta di Elizabeth Grech ha avuto una circolazione internazionale particolarmente ampia. La versione italiana, Terre sospese, è stata pubblicata da Capire Edizioni nel 2019, nella collana I Passatori, con traduzione di Massimo Barilla e Virginia Monteforte, realizzata con la collaborazione dell’autrice e sostenuta dal Cultural Export Fund dell’Arts Council Malta. Alla traduzione italiana sono seguite diverse altre edizioni e versioni internazionali: - greco: Μετέωρες χώρες, traduzione di Ioanna Karameli, Vakxikon Publications, Atene, 2021; - spagnolo: Tierras suspendidas, traduzione di Marisol Bohorquez-Godoy, RIL Editores, Barcellona, 2022; - arabo: edizione pubblicata da Sefsafa Publishing House, Il Cairo, 2023, traduzione di Maria Pakkala; - inglese: Between Seas, traduzione di Irene Mangion, Paperwall Publishing, India, 2023. La raccolta è stata inoltre scelta per rappresentare Malta in EuropeReadr, progetto letterario europeo promosso nell’ambito della Presidenza slovena del Consiglio dell’Unione Europea del 2021, in collaborazione con EUNIC. La circolazione del libro attraverso italiano, greco, spagnolo, arabo e inglese assume un significato particolare proprio perché l’opera nasce in maltese, una lingua fortemente legata alla storia e all’identità dell’isola e capace, attraverso la poesia, di entrare in dialogo con altri spazi linguistici e culturali.Pubblicazioni e traduzioni
La produzione poetica di Elizabeth Grech è apparsa in numerose antologie e riviste letterarie internazionali. I suoi testi sono stati pubblicati o tradotti, tra le altre, in inglese, italiano, francese, spagnolo, albanese, greco, rumeno ed esperanto. Tra le pubblicazioni successive alla prima raccolta figurano Je suis femme, incluso nell’antologia francese L’Ephémère – 88 plaisirs fugaces delle Éditions Bruno Doucey nel 2022, e Musbieħ il-lejl, pubblicato nel 2024 nella traduzione inglese di Irene Mangion. La sua bibliografia comprende inoltre testi pubblicati su riviste e progetti internazionali dedicati alla poesia mediterranea, tra cui Odyssey.pm, ÆREA Revista Hispanoamericana de Poesía, MAPO Letrare, Dritarja e altre pubblicazioni letterarie.Festival e incontri internazionali
La poesia di Elizabeth Grech è stata presentata in numerosi contesti letterari internazionali, tra cui il Malta Mediterranean Literature Festival, il Patras World Poetry Festival, i festival letterari di Tetovo e Pogradec e l’International Poetry Festival di Sidi Bou Saïd in Tunisia. Nel 2019 è stata inoltre ospite del Malta Mediterranean Literature Festival, dove ha presentato il proprio lavoro poetico insieme ad altri autori della scena letteraria maltese. Nel maggio dello stesso anno ha partecipato a Roma a un evento dedicato alla Giornata internazionale della poesia dell’UNESCO organizzato da EUNIC, portando la poesia maltese all’interno di un contesto letterario europeo.Una presenza tra poesia e cultura mediterranea
Il percorso di Elizabeth Grech si colloca in una zona di incontro tra poesia, traduzione e progettazione culturale. La sua opera nasce da una lingua e da una storia profondamente legate a Malta, ma si sviluppa attraverso un costante dialogo con altri contesti linguistici e culturali. Tra Malta, Parigi e Reggio Calabria prende forma una pratica culturale che mette in relazione letterature, comunità e territori. In questo spazio di dialogo si colloca il lavoro di Elizabeth Grech: una scrittura nata in maltese e aperta, attraverso la traduzione, a nuovi percorsi di lettura.Le poesie
Elizabeth Grech ha scelto di condividere con il progetto culturale Fondazione Casa delle Arti sei poesie tratte dalla raccolta Terre sospese, pubblicata da Capire Edizioni nel 2019, nella traduzione italiana di Massimo Barilla e Virginia Monteforte. Sono testi che entrano direttamente nel cuore della sua prima opera poetica e che proponiamo qui nella traduzione pubblicata nel volume.Parole
Devo tuffarmi,
pescare una ad una
queste parole
che mi nuotano in testa.
Come uno straccio
le strizzerò
prima di stenderle
e fermarle con mollette.
Le guarderò asciugarsi,
indurirsi,
curvarsi
al sole infuocato d’agosto,
poi le stenderò
una ad una
sulle piastrelle umide del patio.
Tenderò l’orecchio,
provando a comprenderle
prima di lasciare
che le prime pioggie
le bagnino,
le stingano,
come carta dimenticata
in tasca,
lavata per errore.
(M.B.)
Mare
Immergo le dita dei piedi
in te,
e tu
lavi i miei pensieri,
risciacqui il mio sangue.
Mi lascio da te cullare
e nascono
ali
Sulla mia schiena.
(V.M)
Infinito
Ti amo all’infinito,
mamma, mi hai detto.
Ma quando io e te
saremo stelle,
mi riconoscerai?
(M.B.)
Farfalle
Volo con le farfalle
che hai risvegliato.
Conto le stelle
versate in me
dalle tue labbra
una notte fa.
Solco in superficie
le onde del mare agitato
nel mio ventre.
Questa fiamma dormiente
vuole danzare con la luna piena
il tempo di avvolgere quest’istante
il tempo di liberare in mare
le farfalle.
(M.B.)
Nei
La tua pelle,
una constellazione di nei
disegnata
con le punte blu
delle mie dita.
(M.B.)
Melagrana
Aprivi la melagrana
con timore
delicatamente
pelle dopo pelle.
Assaggiavi i rubini
incastonati in ogni strato
della sua scorza gialla.
Capisco.
Pochi sono pronti
a macchiare le mani
del suo inchiostro granata
nelle pieghe delle dita.
Il segreto
nascosto in ogni frutto
non è per tutti.
(M.B.)
Intervista
1. Nel tuo lavoro teatrale incontri quotidianamente voci, corpi e storie che prendono forma sulla scena. Nelle poesie di Terre sospese, invece, prevalgono la sottrazione e l'essenzialità. Come convivono dentro di te queste due forme di racconto? Il teatro ha insegnato qualcosa alla tua poesia sul valore del silenzio e dell'ascolto?
Non vedo un’opposizione tra queste due forme di racconto, ma piuttosto due aspetti complementari della poesia. La poesia nasce anche dal silenzio e, allo stesso tempo, chiede di essere ascoltata: sono due modi diversi di fare esperienza della parola e di lasciarla risuonare dentro e fuori. L’esperienza del teatro mi ha insegnato anche un modo di leggere la poesia, che per me è un aspetto essenziale, già nella fase della scrittura. Spesso rileggo le mie poesie ad alta voce, per ascoltarne il ritmo, le pause, il respiro. E a volte proprio quell’ascolto mi porta a modificare il testo, a cambiare una parola, un verso o il ritmo di una frase. In questo senso, il teatro mi ha insegnato a prestare attenzione non solo a ciò che la poesia dice, ma anche a ciò che accade quando la parola viene pronunciata e ascoltata.
2. Nella poesia Parole descrivi le parole come qualcosa da pescare, strizzare, stendere e osservare prima di comprenderle davvero. Qual è il tuo rapporto con la scrittura: senti di cercare le parole oppure sono loro che, a un certo punto, vengono a cercare te?
Direi che accadono entrambe le cose. A volte sono le parole a cercarmi: arrivano all’improvviso, persino nel cuore della notte, e mi svegliano chiedendo di essere scritte. Da quella prima parola, o da quel primo nucleo di parole, comincia poi la ricerca delle altre, quelle necessarie per costruire un insieme e dare forma a ciò che ancora non è del tutto espresso.
In Parole, però, c’è anche l’idea che, prima di poter trovare le parole giuste, sia necessario osservare i propri pensieri, come nell’atto della meditazione. Prendere una certa distanza da ciò che si pensa e si sente permette di guardarlo con maggiore chiarezza. Per me questa distanza è particolarmente importante quando si cerca di esprimere in poesia un’esperienza dolorosa: permette di non cadere nel pathos delle emozioni difficili e di non trasformare la poesia in uno spazio di vittimizzazione. È proprio attraverso questo distacco che un’esperienza personale può diventare parola, e forse aprirsi anche a una dimensione più universale.
3. Le tue poesie dicono molto con poche parole e sembrano affidare una parte del significato a ciò che resta in sospeso. Quanto è importante, per te, il non detto? Quale ruolo hanno il silenzio e lo spazio lasciato al lettore nella costruzione di una poesia?
Più che il non detto, per me è importante ciò che rimane quando si sono eliminate tutte le parole che non sono necessarie. Questo è strettamente legato alla mia ricerca dell’essenziale: nella mia scrittura c’è un processo continuo di sottrazione, di parole che cadono, fino a lasciare ciò che sento veramente necessario. Per me l’essenza viene prima della tecnica.
Anche il silenzio, in questo senso, rafforza l’esperienza poetica. Non è semplicemente uno spazio lasciato vuoto, ma qualcosa che attraversa la poesia e che si nasconde tra le parole, persino tra le lettere di una parola. È nel respiro, nelle pause, nel ritmo, nella musicalità. È uno spazio che permette alla poesia di non essere completamente definita, di lasciare una possibilità a chi la legge di entrarvi e di abitarla.
Una volta scritta, infatti, la poesia non mi appartiene più: diventa un’esperienza nuova ogni volta che qualcuno la legge. Ogni lettore la abita in modo diverso, portandovi la propria esperienza, il proprio silenzio, il proprio significato. Ed è forse proprio in questo spazio tra ciò che la poesia dice e ciò che lascia risuonare che continua a vivere.
Elizabeth GRECH
A cura del progetto culturale Fondazione Casa delle Arti in collaborazione con Nadia Mifsud Mutschler, referente per l'area mediterranea
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