Scritti di un futuro imperfetto de Alex Armesto
Alex A. Armesto (Alejandro A. Armesto Benedito) è uno scrittore di fantascienza e narrativa speculativa. Risiede a Barcellona, dove affianca all'attività letteraria il lavoro nella produzione e nei contenuti audiovisivi. Attualmente è funzionario del Comune di Barcellona, ente con cui ha collaborato a progetti molto diversi.
Armesto scrive sceneggiature e sviluppa contenuti audiovisivi, in particolare bozzetti (mockup), con il collettivo di video sperimentale malasManos.
Scrive anche romanzi e racconti, oltre a partecipare a progetti creativi che esplorano le relazioni umane con la tecnologia e il futuro.
Ha vissuto in Australia per più di dieci anni, paese con cui mantiene un legame molto stretto per ragioni familiari. Vanta una formazione come attore, oltre a esperienza nella produzione di audiovisivi, spettacoli e documentari.
(2025)
Una raccolta di tre racconti che specula sui limiti dell'essere umano. Ogni racconto presenta un dilemma etico ed esistenziale diverso, ma tutti ridefiniscono o mettono in discussione la natura dell'umanità in momenti estremi.
Sinossi
Sotto la pioggia
In un mondo devastato da piogge incessanti, Pablo, un cacciatore solitario, sopravvive in un rifugio di montagna. Ogni mese scende al paese per scambiare le sue prede con provviste, attraversando una baraccopoli di profughi sprofondata nella miseria più estrema.
Durante la sua ultima visita, Pablo si scontra con Ramiro, il sergente municipale, che tenta di requisire parte della sua merce in base a nuove ordinanze. Dopo un teso scambio di battute, Pablo riesce a lasciare il paese con qualche cartuccia, ma capisce che le cose stanno per peggiorare. Sulla via del ritorno trova una donna e una bambina moribonde sotto un albero e dà loro del cibo.
La storia cambia prospettiva e passa a Ramiro, che deve vedersela con don Baltasar e le sue manovre politiche. Più avanti seguiamo la donna salvata da Pablo, che fugge con la figlia Sofía dal paese controllato dallo spietato latifondista. In un viaggio disperato verso nord, la donna racconta gli orrori vissuti e lo sgretolarsi della società. Infine, dopo giorni di fuga, quando tutto sembra perduto, intrappolate ai piedi di un dirupo, vengono salvate da un'allevatrice. Miracolosamente, la pioggia cessa per la prima volta, lasciando intravedere un cielo azzurro e la possibilità di una speranza.
Crisálide
Nella base spaziale remota Alfa-zero, la dottoressa Helena Zuchi, psicomeccanica responsabile del processo di «retrocessione», irrompe nello studio del suo superiore, il dottor Rubén Boza, per informarlo di aver sospeso i trasferimenti dopo aver rilevato gravi malfunzionamenti che hanno lasciato in coma diversi trasferiti. Boza, ossessionato dalla carriera e dalla promozione al Controllo Centrale, manipola i rapporti e addossa la colpa a Zuchi davanti ai suoi superiori, riuscendo a mantenere bloccate le sue comunicazioni mentre assume personalmente il controllo del processo.
La situazione si complica quando Boza scopre che i sistemi «ceduti» della base, coscienze umane integrate nei sistemi informatici per decenni, in attesa di essere trasferite in corpi biologici, si sono ribellati. La tensione sale quando il sistema della base comincia a degradarsi, mettendo a rischio la missione, e raggiunge un punto critico quando il complesso entra in collasso strutturale, costringendo a un'evacuazione di emergenza. La nave riesce a decollare appena prima che Alfa-zero si disintegri, ma lasciando aperti profondi interrogativi etici sulla coscienza artificiale e sul prezzo del progresso.
Sesghi e schemi
Alberto Beltrán si reca inquieto dal notaio per risolvere finalmente l'enigmatico testamento del defunto padre Julián. Tuttavia, invece di un documento tradizionale, il testamento consiste in un video in cui il padre gli annuncia che ha ereditato la carica di direttore della Fondazione Manes, un'organizzazione che gestisce un sofisticato sistema di intelligenza artificiale.
Alberto visita la sede della fondazione, dove conosce Mónica Barbero, la vicedirettrice, che gli consegna dispositivi ad alta tecnologia e gli spiega che deve partecipare a una riunione del consiglio direttivo. Sorpreso, scopre che gli altri direttori sono generazioni passate della sua famiglia: suo padre Julián, suo nonno Enrique e il suo bisnonno Antonio, tutti «presenti» tramite ologrammi generati da intelligenze artificiali addestrate con dati esaustivi sulle loro vite.
Il sistema ha sede presso gli impianti di Expanlif, azienda specializzata nell'estensione della vita, che paga royalty per l'utilizzo del modello. Alberto, inizialmente riluttante e disorientato dalla natura surreale della situazione, accetta infine la nomina quando comprende le implicazioni economiche.
Il racconto si conclude quando Alberto capisce che l'IA apprende costantemente dalle decisioni dei discendenti viventi. La fondazione non è soltanto un'eredità economica, ma un esperimento transgenerazionale in cui le decisioni degli antenati, codificate in algoritmi, continuano a guidare il futuro della famiglia, sfumando i confini tra memoria, tecnologia e immortalità.
Nota critica sulla poetica dell’autore
Una poetica dell'erosione
Scrivere, per Alex A. Armesto, sembra significare lasciare che l'acqua faccia il suo lavoro. Il racconto non narra la catastrofe: la lascia salire, centimetro dopo centimetro, finché il lettore scopre di averla già alle ginocchia. Pioggia, lago, immersione: il campo idrico non decora la pagina, la condanna. L'acqua è l'unico personaggio che non tratta, e ordinanze e tasse sono il goffo tentativo degli uomini di metterle una dogana.
Da qui l'ironia moralistica e affilata verso le istituzioni. Le forme sopravvivono alla sostanza: il sergente conserva l'incarico quando ha ormai perso l'autorità, e il linguaggio giuridico galleggia come le chiome degli alberi, appeso alla canna di un fucile, vistosa reliquia di un mondo sommerso. Il sindaco assassinato ne è la prova più discreta: la norma resta, chi la garantiva no. La civiltà è una lingua, e si può continuare a parlarla molto dopo la morte di ciò che nominava.
Il metodo è la sottrazione. Ciò che più conta viene taciuto e affidato al gesto: il braccio teso con la borsa, la schiena che non si volta, il coltello che allontana le donne. Il sentimento nominato si svaluta, quello trattenuto pesa. Per questo Pablo non sente ad alta voce, e la voce interiore che si rifiuta di ascoltare diventa la vera protagonista del capitolo.
Nel gioco di opposizioni tra voce e silenzio, tra guardare e non guardare, la pagina lascia intravedere un'intenzione più profonda della denuncia: interrogare il prezzo della sopravvivenza. Il testo non chiede se Pablo sia buono o cattivo, ma quanto di umano possa abitare in chi decide di continuare a vivere. La risposta non è formulata. Resta nell'aria, come un corpo che si agita nell'acqua, perché il lettore la cerchi nella propria inquietudine.
Se questo capitolo è indicativo, vi si intravede una poetica dello sguardo negato. Pablo se ne va senza voltarsi; chi scrive rimane nella scena fino alla fine, e quella permanenza somiglia a un'etica.
Intervista
1. Che posto occupa la fantascienza nella sua scrittura e come orienta il suo sguardo sulla condizione umana?
Il mio interesse come scrittore è speculare su scenari in cui la vita quotidiana smette di essere tale per l'irrompere di una situazione anomala, diversa e minacciosa. La fantascienza, con i suoi molteplici sottogeneri e tematiche, mi permette di abbozzare mondi in cui i personaggi devono prendere decisioni e porsi domande, molte domande. Confido che i miei lettori rispondano ad alcune di esse e che, magari, si chiedano qualcosa a cui io non ho nemmeno pensato.
2. Nei suoi racconti, l'ambiente fisico ha un ruolo centrale. Come lavora l'atmosfera come elemento generatore di senso?
Cerco che l'ambiente entri nel racconto non solo come scenografia o sfondo in cui si svolge l'azione, ma attraverso momenti in cui l'ambiente è, inoltre, un personaggio, a volte molto importante, che dà senso alla trama.
3. Che cosa le interessa esplorare nel rapporto tra umanità e tecnologia, soprattutto in contesti di trasformazione o collasso?
Il limite, la zona che separa l'umanità dalla tecnologia, si sfuma a ritmo forzato. Penso che il tecno-umanesimo, per chiamarlo in qualche modo, giocherà un ruolo fondamentale nella trasformazione o nella distruzione dell'essere umano.
4. Come decide la struttura interna di ogni racconto e che ruolo gioca il punto di vista nella costruzione della tensione?
Faccio in modo che il racconto sveli progressivamente una situazione anomala e inquietante. A volte in modo polifonico; altre volte attraverso il punto di vista di un solo personaggio o di un narratore onnisciente, ma sempre con interrogativi taciti a cui il lettore deve rispondere.
5. In che modo influiscono la sua esperienza internazionale e il suo lavoro audiovisivo sul suo modo di narrare?
Credo che la mia esposizione a culture diverse influisca sul modo in cui i personaggi affrontano le situazioni limite che attraversano nei racconti, sulle loro reazioni e sui valori umani che le loro motivazioni riflettono. Forse la ricerca di immagini d'impatto, di dialoghi affilati tra i personaggi, è un prodotto della mia esperienza nella creazione di bozzetti audiovisivi. Solo il lettore può dire fino a che punto ciò sia vero.



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