Dove la luce incontra il buio di Mariagata Antonacci
Presentazione dell’autrice: Mariagata Antonacci (Maty)
Mariagata Antonacci, nata il 17 aprile 1990 in provincia di Bari, è una poetessa che ha trovato nella scrittura la sua compagna più fedele fin dall’infanzia.
A 23 anni si trasferisce a Torino, città che l’ha accolta e dove ha costruito la sua vita: qui lavora come impiegata contabile, ha trovato l’amore e ha formato la sua famiglia.
Nonostante gli impegni quotidiani, Mariagata non ha mai smesso di scrivere: quaderni pieni di poesie, racconti, spunti e riflessioni l’hanno accompagnata negli anni, fino alla decisione — maturata con coraggio e consapevolezza — di condividere finalmente la sua voce con il mondo.
Nel 2026 pubblica la sua prima raccolta, Dove la luce incontra il buio, un libro che unisce fragilità e rinascita, ombra e chiarore, verità e speranza.
Libro presentato: “Dove la luce incontra il buio”
Una raccolta poetica che attraversa la vita quotidiana con uno sguardo sincero e luminoso.
Mariagata esplora la fatica dei giorni che scorrono, la fragilità che ci accompagna, la routine che a volte pesa — ma anche la possibilità di riscatto, la natura che salva, gli animali che proteggono, le favole che aprono spiragli di cielo.
Un libro che non offre risposte, ma presenza.
Un libro che non promette certezze, ma compagnia nei silenzi.
Sinossi del libro
C’è un luogo nascosto dentro ognuno di noi: una stanza segreta dove la luce dei sorrisi più sinceri incontra le ombre che ci abitano. È lì che vive questa raccolta.
Con quaranta poesie intense e limpide, Mariagata Antonacci attraversa la vita quotidiana con uno sguardo che non teme la verità: la fatica dei giorni che si ripetono, il tempo che scivola veloce, la fragilità che ci accompagna quando ci guardiamo allo specchio senza filtri. Ma in queste pagine c’è anche il riscatto: la natura che salva, gli animali che proteggono, le favole che aprono spiragli di cielo.
Non offre risposte, non costruisce certezze. Offre qualcosa di più raro: la sincerità di una donna che ha attraversato il proprio buio e ha scelto di continuare a cercare la luce.
Un libro scritto con il cuore, per chi ha bisogno di sentirsi meno solo nei propri silenzi.
Intervista a Mariagata Antonacci
1. “Mariagata, nella tua biografia racconti che scrivi fin da bambina. Cosa ti ha spinto, proprio oggi, a trasformare quella voce privata in un libro pubblico?”
Credo sia stata la sicurezza in me stessa. Non ho mai avuto una grande autostima: per anni ho tenuto nascosti i miei lavori, i miei progetti, i miei sogni. Li condividevo forse solo con i familiari più stretti, ma con un certo pudore, quasi vergognandomene, perché ero convinta che non fossero abbastanza belli da meritare uno sguardo esterno.
Poi ho incontrato mio marito, che mi ha dato la sicurezza che mi mancava. E infine sono arrivati i miei figli che, pur essendo piccoli, mi guardano con ammirazione: è stato proprio quello sguardo a restituirmi l'autostima che non avevo. Oggi non ho più paura del giudizio altrui, anzi, sono arrivata alla consapevolezza che le mie poesie, e più in generale le mie storie, possano diventare parole di conforto per qualcun altro.
2. “La tua raccolta nasce in quella ‘stanza segreta’ dove luce e ombra si incontrano. Qual è stato il momento in cui hai capito che questo spazio interiore meritava di diventare un libro?”
Tutti, nella vita, attraversano un periodo buio. Per alcuni dura solo qualche giorno, per altri mesi: il mio è durato anni. Ed è stato proprio lì, in quel buio, che ho scritto un numero enorme di poesie, trasformando la mia tristezza in qualcosa di creativo.
Quando poi ho ritrovato la luce, dopo tantissimi sforzi, ho capito che la poesia poteva raccontare anche qualcosa di bello. Ho voluto allora unire queste due anime, quella nata nel buio e quella nata nella luce, in un unico libro, con l’idea di poter aiutare chi si trova ancora immerso nell’oscurità e di mostrargli che la luce esiste, spesso nascosta nelle piccole cose di ogni giorno.
3. “Nelle tue poesie attraversi la routine, il tempo che corre, la fragilità. Qual è la verità più difficile che hai dovuto guardare in faccia mentre scrivevi?”
Scoprire che, per quanto tu possa aver trovato la tua luce, un po’ di buio ti resterà sempre dentro. Non smetterà mai di esistere del tutto, un po’ come fantasmi del passato che continuano a seguirti ovunque tu vada. Il bello di aver trovato la luce è che impari a voltarti e guardare quei fantasmi senza più spaventarti, ma non puoi scacciarli via per sempre.
Amo paragonare la vita allo yin e yang: dove c’è il bene esiste sempre una parte di male, e dove c’è il male esiste sempre una parte di bene. Ora prova a immaginare di sostituire il bene con la luce e il male con l’ombra: ecco che il mio concetto diventa più chiaro.
4. “La natura, gli animali e le favole diventano per te un rifugio e un riscatto. C’è un’immagine o un simbolo che senti come il cuore della raccolta?”
Paragono il libro a un tunnel lungo e buio, dove in fondo c’è una luce che segna la fine del percorso oscuro. Dentro al tunnel si cammina accanto alle responsabilità, ai pagamenti, agli appuntamenti, e si vedono tutte quelle cose belle che si vorrebbero fare, ma per cui non si trova mai il tempo.
Oltre quella luce, però, ci si ritrova in un grandissimo prato fiorito, dove l’io bambino può finalmente giocare libero, spensierato e, soprattutto, felice. Ed è lì, in quel prato, che ogni tanto bisogna fermarsi a respirare: uno spazio sempre a disposizione per ritrovare un momento di pace e serenità.
5. “Il tuo libro non offre risposte, ma compagnia nei silenzi. Cosa speri che un lettore trovi dentro queste pagine quando le apre per la prima volta?”
Esattamente, in queste pagine non si trovano risposte, ma parole confortanti e a volte anche leggere, capaci di accompagnare durante la routine quotidiana, nei periodi no, e in quei momenti in cui ci si sente invecchiare. Fino a capire che quell’io bambino non è mai scomparso del tutto: può tornare, e convivere con l’adulto che siamo diventati. Perché le favole piacciono sempre, a qualsiasi età, dato che tutti, in fondo, abbiamo bisogno di sperare in un lieto fine.
Non Reale - Lettura di Guido Pagliero
Presentazione a cura di – Progetto culturale Fondazione Casa delle Arti




Parole che arrivano con sincerità e si aprono con delicatezza.
RispondiEliminaGrazie, Mariagata, per questa presenza così limpida.
Grazie, Deborah, spero che le parole rinchiuse in questo libro possano essere di conforto per qualcuno.
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