Rassegna "Racconti"
Racconti
I racconti sono piccoli mondi che si aprono in silenzio.
Sono pause, respiri, deviazioni leggere che ci permettono di rallentare
e ascoltare ciò che spesso passa inosservato.
Sono voci che arrivano da lontano, o da molto vicino,
e che chiedono soltanto di essere lette.
Dal 1 Agosto si apre la nuova sezione Racconti del progetto Fondazione Casa delle Arti. Un modo per rallentare anche noi, insieme ad agosto — mese di quiete, di luce morbida, di letture distese.
Questa sezione nasce per autori e lettori, per chi scrive e per chi cerca una pagina da portare con sé in vacanza, sotto l’ombra di un albero, in viaggio, o semplicemente in un momento di calma.
L’obiettivo è offrire racconti inediti, brevi e curati, da leggere in totale relax. E allo stesso tempo permettere di scoprire nuove voci, magari un autore che non si conosceva, una sensibilità particolare, un modo diverso di guardare il mondo.
Per inaugurare questa nuova avventura, iniziamo con i racconti di due membri di Casa delle Arti. Questi testi non partecipano alla selezione: sono un contributo, un gesto di apertura, un modo per dare il primo passo e accogliere chi vorrà unirsi.
Racconto dalla pioggia.
Quando arrivavo nella cittadina di Takayama, il paese sembrava aggrottare le sopracciglia: un misto tra stupore e sospetto.
Il legno delle case si stringeva, chiudendo le sue venature come per proteggere gli abitanti da dubbi e intemperie.
La terra si apriva come chi apre la porta a un ospite.
Ma non offriva tè verde: restituiva nell’aria un profumo di prato, mescolato al fresco frizzante che scendeva dalle montagne.
Le foglie degli alberi tremavano di fermento, una lieve vibrazione, come se attendessero di iniziare un nuovo viaggio appena le avessi staccate dal ramo.
E subito dopo le vedevi correre nei rigoli ai margini della strada, con la loro piccola valigia carica di sogni.
Dall’ultima casa del vialetto uscì un uomo, il signor Takeda, il più anziano del paese.
Si fermò appena oltre la soglia.
Guardava verso la montagna: non credo osservasse qualcosa, semplicemente le consegnava i pensieri.
Un rumore improvviso attirò la nostra attenzione.
La signora Yuki stava sbattendo l’ombrello per liberarlo dall’acqua prima di entrare in casa.
Era simpatica e maldestra; parlava sempre a voce alta, e persino i fiori sembravano sorridere quando passava lei.
«MI PIACE LA PIOGGIA, MA L’OMBRELLO NON COLLABORA!»
disse entrando in casa, lasciando l’ombrello sul patio dopo aver rinunciato alla battaglia.
Sapere di piacere alla signora Yuki, luce sempre accesa di Takayama, era un onore.
Da una casa con le tendine colorate arrivava una musica leggera.
Era un’aria cantata dalla signora Misako, una cantante lirica dimenticata dal mondo ma viva nella memoria del villaggio.
Amavo questo villaggio.
Cercavo sempre di non invadere troppo.
Restavo per qualche ora, il tempo di sentire il profumo del tè e della tranquillità.
Prima di andare via mi voltai un’ultima volta.
La testa di un bimbo spuntò appena da dietro un lampione: era felice che me ne andassi, così avrebbe potuto uscire a giocare.
Ma allo stesso tempo venne a salutarmi.
Me ne andai senza più girarmi, con il sorriso che Takayama mi regalava ogni volta.
Deborah Cappagli


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