Anima nuda di Sara Brillante



Presentazione dell'autrice: Sara Brillante

Sara Brillante, nata a Ivrea (TO) in data 04/08/1963, dove attualmente risiede ha iniziato il suo percorso professionale presso un concessionario Olivetti, per poi approdare a una società gestionale nazionale come Trainer presso i clienti. Nonostante l’impegno nel settore tecnologico come sviluppatore e installatore software, ha sempre coltivato la passione per la pittura, praticata da autodidatta come autentico rifugio creativo.

La scrittura è arrivata nel 2018, quando ha iniziato a redigere la propria biografia per affrontare un periodo difficile della sua vita. Da questo vissuto nasce il desiderio di condividere esperienze e riflessioni profonde, che porterà alla pubblicazione, nel 2020, del libro Io NON mi abbandono. Da allora ha esplorato diversi generi letterari, pubblicando poesie e opere di narrativa che mescolano realtà e fantasia. 




Libro presentato: “Anima nuda”

La silloge propone un viaggio in un luogo di confine, dove la vita si assottiglia e il dolore si manifesta come presenza silenziosa. Tra immagini che sfiorano il sogno e ombre che interrogano la memoria, la poesia costruisce un attraversamento discreto ma profondo. Un testo che illumina ciò che resta incompiuto, restituendo una parola attenta e vigile.

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Nota critica sulla poetica

La poetica di Sara Brillante nasce da un attraversamento interiore che diventa parola. La sua scrittura si muove tra immagini sospese, fragilità che affiorano e una costante tensione verso la trasformazione. Nei testi emerge una voce che osserva ciò che ferisce, lo nomina e lo trasmuta, senza mai indulgere nella retorica del dolore.

In “La gabbia del tempo” la poetessa indaga l’ansia, la paralisi, il labirinto mentale: la parola diventa strumento di resistenza, un gesto che spezza la trama e afferma l’esistenza. In “Alchimia” la notte si fa luogo di memoria e metamorfosi; il nero si converte in bianco, la paura si scioglie alla luce dell’alba. “Nasco libera” apre invece a un registro civile, dove la libertà è partecipazione, accettazione, rispetto del diverso: una poesia che si allarga dal sé al noi.

La poetica di Sara Brillante è una ricerca continua: attraversa il buio, ascolta le ombre, cerca un bene possibile. È una parola che non grida, ma insiste; che non semplifica, ma scava; che invita chi legge a sostare nei propri chiaroscuri. Una voce che, proprio per questo, merita di essere incontrata.

A cura della Redazione – Progetto Fondazione Casa delle Arti


Sinossi del libro

Esiste un luogo sospeso, dietro una porta socchiusa, dove la vita si smarrisce e il dolore assume la forma di nere falene. È qui che abita l’anima nuda che attraversa questa silloge: una creatura forte eppure fragilissima, che percorre il buio fitto della notte alla ricerca del proprio «seme di un bene».

Tra binari paralleli che si incontrano soltanto nello spazio del sogno e presenze gravide d’assenza, questi versi compongono un viaggio nei chiaroscuri dell’esistenza. Una poesia che non fa rumore, ma squarcia il silenzio con una folgore di bianco, offrendo uno sguardo teso, dolente e disperatamente vitale su tutto ciò che dentro di noi è rimasto incompiuto.


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Intervista all’autrice

1. Da quale momento o immagine è nata l’idea di questa silloge? C’è stato un punto preciso da cui è iniziato il percorso dei versi?

È nata dal bisogno di mettere a nudo la mia anima, lasciando che la poesia desse voce a ciò che custodivo dentro. Non un momento preciso, dunque, ma un desiderio profondo di raccontarmi senza maschere o sovrastrutture.


2. Nella sinossi compare un “luogo sospeso”, dietro una porta socchiusa. Come descriverebbe questo spazio interiore?

È il luogo più autentico e fragile di me, quello che spesso resta nascosto. Una porta socchiusa, perché non tutto viene svelato, ma abbastanza da permettere a chi legge di entrare e riconoscere, forse, qualcosa di sé.


3. Le “nere falene” sono un’immagine centrale della raccolta. Che cosa rappresentano per lei?

Le “nere falene” rappresentano per me l’oscurità, le tenebre che ho attraversato per ritrovare la luce. Non le ho mai abbandonate del tutto, fanno parte di me, poiché è proprio attraverso il buio che, ogni volta, riesco a rinnovare me stessa.


4. Nei versi appare la ricerca del “seme di un bene”. Come interpreta questa espressione nella sua esperienza personale e poetica?

Il “seme di un bene” rappresenta per me quella piccola parte di luce che rimane anche nei momenti più bui, quella possibilità di rinascita che continuiamo a cercare dentro di noi. Nella mia esperienza è il desiderio di ritrovare, anche attraverso il dolore, qualcosa che possa ancora germogliare e dare un senso al cammino.


5. La silloge attraversa zone fragili e silenziose. In che modo la scrittura l’ha aiutata a osservare o trasformare queste parti della vita?

La scrittura per me è stata, e continua a essere, terapeutica. Fin dal primo libro, nel quale racconto la mia battaglia contro la depressione; ho scoperto nelle parole uno spazio in cui guardarmi dentro e dare voce a ciò che provo. Le poesie mi aiutano a conoscermi, ad attraversare le mie fragilità e a sconfiggere i miei demoni. È questo, in fondo, il motivo per cui continuo a farlo, perché mi fa sentire libera.


Lettura di Guido Pagliero





Presentazione curata da Progetto Fondazione Casa delle Arti



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