Luca Mario Beretta
Ospitiamo Luca Mario Beretta dopo l’incontro nato con il concorso “Verso Casa”, dove la sua voce si è distinta per sensibilità e autenticità. La sua presenza qui non è solo il risultato di una vittoria, ma l’inizio di un dialogo che prosegue dentro lo spazio culturale di Fondazione Casa delle Arti.
Luca Mario Beretta
Una voce che nasce dalla sensibilità e dall’amore
La scrittura di Luca Mario Beretta nasce da una sensibilità profonda verso la donna amata, presenza che diventa origine emotiva e punto di partenza della sua voce poetica. Nei suoi testi, l’amore non è un tema decorativo: è la radice che muove le immagini, la memoria che ritorna, la luce che attraversa la pagina. Questa dimensione affettiva, trasformata nel tempo in gesto creativo, diventa il nucleo da cui si sviluppa la sua poesia.
Un percorso culturale che cresce nel tempo
Luca si avvicina alla scrittura poetica e musicale nel 2017, partecipando a diversi progetti culturali e percorsi formativi. Nello stesso anno viene selezionato per un corso di scrittura poetica presso il C.E.T., sotto la guida di Mogol e Giuseppe Anastasi, esperienza che contribuisce a definire la sua sensibilità artistica.
Nel 2021 pubblica la sua prima raccolta poetica, Emozioni d’inchiostro, un libro che raccoglie i temi centrali della sua sensibilità e segna l’inizio del suo percorso autoriale.
La lettura di Alessandro Quasimodo
Nel 2020 Luca riceve una lettura critica dei suoi testi da Alessandro Quasimodo, che interpreta alcune sue poesie e ne analizza i temi principali.
Estratto della lettura di Alessandro Quasimodo
Luca Mario Beretta, nella sua raccolta, attribuisce un ruolo fondamentale agli occhi della donna amata, che rappresenta la luce tra le tenebre della vita:
“Tutto è diverso quando sei con me,/ spazzi via il buio e il dolore,/ con te il Mondo è un posto migliore./ Anche se il tempo corre quando sto con te,/ lo lascerò passare,/ chiedendo se per favore può rallentare./ Amo quando mi guardi, con i tuoi occhi sinceri,/ vedo la tua anima e i tuoi pensieri.”
Segue il commento critico di Alessandro Quasimodo.
L’uso delle antitesi e delle rime indica che la persona cara riesce a dissipare il fitto buio che avvolge il poeta e ha la capacità di allontanare il dolore, rendendo migliore il mondo. Nonostante la fugacità del tempo, è possibile valorizzare gli attimi indimenticabili da passare insieme.
In altre liriche l’autore spiega come sia bello condividere con chi ci ama pensieri ed esperienze. Volersi bene non significa, come scrive Antoine De Saint-Exupery, guardarsi negli occhi, ma guardare insieme verso la stessa direzione. Sappiamo che una relazione non può basarsi soltanto su stati d’animo superficiali, ma deve avere una solidità che si fonda su prospettive e progetti comuni.
Purtroppo la società contemporanea insegue soprattutto il successo ed è sempre alla ricerca di profitti. Invece Luca mira a valori ben diversi che nutrono essenzialmente lo spirito. Per lui non bisogna dimenticare di coltivare interessi individuali. La musica, per esempio, riveste un ruolo significativo; anche la scrittura diventa un obiettivo di carattere esistenziale, insieme ai sogni che alleviano i nostri dispiaceri. La dimensione onirica può salvarci dalle tristezze quotidiane.
Nelle varie poesie sono frequenti figure retoriche come l’anafora e la metafora:
“Sei acqua, nel mio deserto; sei un fiore che sboccia tra le mie crepe,/ sei un sogno felice che scaccia i miei incubi.”
Sono immagini che colpiscono la nostra attenzione e rendono concreto tutto il discorso. Emergono emozioni che la creatività riesce a trasmettere al lettore grazie a elementi di carattere stilistico. L’inchiostro diviene il simbolo di un messaggio da comunicare per mezzo di una musicalità che suggerisce non solo sensazioni, ma una riflessione più approfondita.
La sua ultima raccolta di poesie raccoglie i temi centrali della sua poetica: la sensibilità verso la donna amata, la luce che nasce dallo sguardo, la forza delle immagini simboliche e la musicalità del verso. È un libro che attraversa emozioni, contrasti e riflessioni, restituendo una voce autentica e riconoscibile.
Impegno verso il territorio
Nel 2022 Luca collabora alla realizzazione di un inno dedicato al suo paese natale, Boffalora d’Adda: un progetto che unisce musica, comunità e identità locale.
Il concorso “Verso Casa”
Nel 2026 partecipa al concorso poetico “Verso Casa”, iniziativa interna del progetto “Fondazione Casa delle Arti”, risultando vincitore con un testo che mette in luce la sua capacità di trasformare emozioni e immagini in una voce personale e riconoscibile.
Riconoscimenti e partecipazioni
- Diploma d’onore al Premio Bukowski
- Global Audio & Film Poetry Award
- Premio “Il Vortice delle Parole”
- Altre selezioni e menzioni in concorsi nazionali
Questi passaggi testimoniano la continuità del suo lavoro e il dialogo costante con realtà culturali diverse.
Profilo
Laureato in Giurisprudenza, con specializzazione in diritto internazionale e comparato presso l’Università di Pavia, Luca lavora oggi nel settore dei contenziosi. La sua attività professionale convive con un percorso creativo che continua a evolversi, unendo poesia, musica e partecipazione culturale.
Intervista
1. Come nasce una tua poesia? C’è un’immagine, un’emozione o un momento preciso da cui parti di solito?
Le mie poesie nascono ogni volta in modo diverso, a seconda del momento della vita che sto attraversando. Alcune prendono forma semplicemente osservando ciò che mi circonda: oggetti, animali, persone. Altre, invece, nascono da una riflessione successiva a un’esperienza vissuta, sia in ambito personale sia lavorativo. Ci sono poi poesie più “ricercate”, che nascono da un’esigenza precisa: lasciare qualcosa a chi legge. In questi casi parto da un tema a cui tengo particolarmente e scrivo per esprimerlo, con il desiderio di condividerlo e farlo arrivare agli altri.
2. Che rapporto hai con la scrittura? È più un bisogno, un’abitudine, un rifugio o un modo per mettere ordine?
Ho un rapporto molto intimo con la scrittura. Ho iniziato a scrivere nel 2017, in un momento della mia vita non facile dal punto di vista personale. Proprio allora ho trovato nella scrittura il mio rifugio, quella voce che fino a quel momento era rimasta in qualche modo “repressa”. Mi ha aiutato a mettere ordine nei pensieri quando dentro di me regnavano caos e incertezze: in quel periodo è stata la mia certezza. Scrivere mi ha fatto stare meglio e continua a farlo ancora oggi. Quando compongo una poesia mi sento bene, perché quando scrivo riesco a dare forma e voce ai miei pensieri ed è qualcosa di profondamente bello. A volte la scrittura diventa un vero e proprio bisogno. Vedere le mie poesie apprezzate, come è successo con “Disegno” in questo concorso, è un’emozione indescrivibile: significa aver lasciato qualcosa agli altri attraverso le mie parole.
3. Qual è la tua idea di poesia? Cosa deve avere un testo, secondo te, per potersi chiamare “poesia”?
Personalmente penso che la poesia debba essere prima di tutto verità. Non necessariamente una verità oggettiva, ma qualcosa di autentico, che nasce da un sentimento reale. Credo che un testo possa chiamarsi “poesia” quando riesce ad andare oltre le parole stesse, quando lascia qualcosa a chi legge, anche in modo diverso da persona a persona.
Non penso esistano regole rigide perché secondo me la poesia non è solo forma o tecnica, ma è soprattutto capacità di “trasmettere”, di lasciare un “qualcosa” a chi legge. Può essere semplice o complessa, breve o più articolata, ma deve avere un’anima, deve muovere qualcosa dentro non solo al lettore ma anche al poeta. Scrivere senza un trasporto emotivo secondo me non ha senso.
Una poesia, a mio avviso, è tale quando riesce a creare un legame: quando chi la legge si riconosce, si ferma, riflette o prova un’emozione. Anche solo per un istante. In quel momento la poesia ha raggiunto il suo scopo.
4. Parliamo di “Disegno”: da quale immagine o sensazione è nata questa poesia? C’è stato un momento preciso che l’ha accesa?
“Disegno” ha una storia curiosa: è nata dopo aver rivisto per caso, guardando video su TikTok, una scena di una serie TV che adoro e che rivedo ogni volta che ne ho occasione, ovvero “Scrubs”. In questa scena c’era un’infermiera (la mitica Laverne) che parlava ad uno dei protagonisti della sua convinzione che tutto accade per un motivo e che dietro ad ogni evento delle nostre vite, bello o brutto che sia, ci sia un disegno più grande del quale tutti facciamo parte. Questa scena ha acceso in me la riflessione che mi ha portato a scrivere la mia poesia.
5. Nel tuo immaginario emergono spesso emozioni forti e immediate: quali temi senti più tuoi, più naturali da esplorare?
Nel mio immaginario emergono soprattutto emozioni legate all’esperienza vissuta, quindi temi come la fragilità, la ricerca di equilibrio e il bisogno di dare un senso a ciò che accade intorno a me. Mi sento particolarmente vicino a tutto ciò che riguarda l’interiorità: sia nei momenti di difficoltà, ma anche in quelli di crescita e consapevolezza.
Scrivo spesso partendo da emozioni forti perché sono quelle che chiedono di essere ascoltate, elaborate e trasformate in parole. In questo senso, la poesia diventa uno spazio in cui posso fermarmi e capire, più che un semplice esternare.
Allo stesso tempo, mi interessa molto l’idea di lasciare qualcosa agli altri: per questo cerco di toccare temi universali, in cui chi legge possa riconoscersi, anche partendo da esperienze molto personali.
6. Com’è stato per te passare dalla scrittura privata alla condivisione, sia sui social che in un libro?
È stato un percorso in continua evoluzione. All’inizio, anche per il momento personale che stavo vivendo, consideravo la scrittura qualcosa di estremamente intimo: l’idea di esporre quei pensieri agli altri richiedeva consapevolezza e, in un certo senso, anche coraggio.
Con il tempo, però, ho capito che condividere non significa perdere l’intimità di ciò che si scrive, ma piuttosto arricchirla, darle un valore ulteriore. Attraverso i social ho iniziato a vedere le mie parole prendere vita anche nello sguardo degli altri, e questo mi ha aiutato a comprendere quanto la scrittura possa creare connessioni.
Negli anni sono arrivati anche diversi riconoscimenti, tra progetti letterari e concorsi, che hanno rafforzato in me il desiderio di lasciare qualcosa a chi legge le mie poesie. Questo percorso mi ha portato alla pubblicazione di due libri: il primo nel 2021 e il secondo nel 2024. In particolare, il libro del 2024, essendo la mia prima raccolta poetica, ha rappresentato un traguardo molto significativo, quasi una nuova consapevolezza del mio modo di scrivere.
Oggi vivo la condivisione come una naturale evoluzione del mio percorso. Rimane sempre una dimensione personale molto forte, ma accanto a questa c’è anche la volontà di costruire un ponte con chi legge. Sapere che qualcosa nato dentro di me possa arrivare a qualcun altro e, magari, lasciare un segno è senza dubbio uno degli aspetti più gratificanti di questo cammino.
7. Quando qualcuno legge una tua poesia, qual è la cosa che ti fa più piacere sapere che è arrivata?
Quando qualcuno legge una mia poesia, la cosa che mi fa più piacere sapere è che sia riuscita a toccare qualcosa dentro di lui/lei. Ogni volta mi auguro che la mia poesia abbia suscitato un’emozione, un ricordo o una riflessione.
Credo che la poesia, nel momento in cui viene condivisa, non appartenga più solo a chi l’ha scritta, ma anche a chi la legge. Per questo, sapere che una persona si è riconosciuta in quelle parole per me è importante. Mi stimola a continuare a scrivere.
Lettura di Guido Pagliero
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