Milo di Cristina Priorini

 


Presentazione dell’autrice: Cristina Priorini

Cristina Priorini vive in Francia da vent’anni. È educatrice specializzata, coach di vita e autrice. Da anni accompagna bambini, adolescenti, famiglie e adulti nei loro percorsi di crescita, resilienza e ricostruzione personale. La sua esperienza professionale, unita al suo percorso di vita, l’ha portata a interessarsi profondamente alla psicologia, alla spiritualità e alle risorse interiori dell’essere umano.
Attraverso la scrittura esplora i temi dell’identità, delle ferite invisibili, dell’infanzia interiore e della trasformazione personale. Milo è il suo primo romanzo, pubblicato anche in edizione francese.


Libro presentato: “Milo”

Un romanzo che intreccia introspezione, viaggio interiore e rinascita. La storia segue Milo, un uomo che si ritrova a confrontarsi con il proprio passato, le proprie ferite e la propria capacità di ricostruirsi. Il libro unisce dimensione psicologica, simbolismo e riflessione spirituale.


Sinossi del libro

“Milo conduce una vita tranquilla e ordinata. Una sera, addormentandosi nel suo appartamento, viene trascinato in un sogno straordinario che lo conduce in una misteriosa casa immersa nel silenzio.

Lì incontra il bambino che è stato: curioso, intuitivo, pieno di speranze e ancora intatto dalle ferite della vita.

Inizia così un viaggio intenso attraverso ricordi, traumi, malattia, illusioni e rinascita. Ogni stanza della casa custodisce una parte della sua storia, ogni incontro lo avvicina a una verità che aveva dimenticato: non si tratta di diventare qualcun altro, ma di ritrovare sé stesso.

Tra romanzo psicologico, percorso iniziatico e riflessione spirituale, Milo è un'opera profonda e toccante sulla resilienza, sull'identità e sulla forza di ricostruirsi dopo le prove dell'esistenza.

Una storia che invita ogni lettore a riconciliarsi con il proprio bambino interiore e a riscoprire la straordinaria capacità dell'essere umano di continuare a vivere, amare e sperare.”


Intervista all’autrice

1. Il tuo lavoro come educatrice e coach di vita ti porta ogni giorno a contatto con percorsi di crescita, resilienza e ricostruzione personale. In che modo questa esperienza ha influenzato la nascita di Milo?

Sì, senza alcun dubbio il mio lavoro ha influenzato profondamente la scrittura di Milo. Nel mio percorso professionale accompagno quotidianamente persone e famiglie nei loro processi di crescita interiore e, soprattutto, di resilienza. Lavoro da quattordici anni come educatrice specializzata in Francia nell'ambito della disabilità e dei disturbi del neurosviluppo, affiancando bambini, adolescenti e le loro famiglie nelle sfide della vita quotidiana. La resilienza è quindi un tema centrale sia nella mia professione sia nella mia visione dell'essere umano.

Detto questo, devo essere onesta: Milo nasce prima di tutto dal mio percorso personale. Sicuramente il mio lavoro mi ha fornito strumenti di riflessione, una maggiore capacità di analisi e una certa distanza emotiva, ma l'origine più profonda del romanzo appartiene alla mia storia di vita.

A venticinque anni mi sono ritrovata a dover ricominciare tutto da zero. Quel percorso di ricostruzione è stato tanto difficile quanto straordinariamente ricco di insegnamenti. Oggi non rimpiango nulla di ciò che ho vissuto, perché sono la donna che sono diventata proprio grazie a quel cammino.

Milo ne è, in fondo, il testimone simbolico.

2. Nel romanzo Milo incontra il bambino che è stato: curioso, intuitivo, pieno di speranze. Cosa rappresenta per te questo ritorno al “bambino interiore”?

Il dialogo con il bambino interiore rappresenta, secondo me, una delle chiavi più importanti della vera crescita personale. Sono convinta che nessuno di noi, da bambino, avrebbe mai immaginato ciò che la vita avrebbe poi riservato lungo il cammino.

Sono stati soprattutto i miei figli a farmelo comprendere profondamente. Li ho adottati attraverso un percorso di adozione internazionale appena sei mesi fa e portano con sé storie di vita estremamente difficili. Sono loro, oggi, i miei più grandi maestri di resilienza.

Mi capita spesso di dire loro parole che avrei voluto avere la possibilità di ascoltare anch'io alla loro età. E questo nonostante io non abbia vissuto nemmeno lontanamente le difficoltà che hanno già affrontato loro.

Credo che il bambino interiore conservi una forma di autenticità, di intuito e di saggezza che l'adulto spesso dimentica lungo il percorso della vita. Milo nasce anche dal desiderio di ritrovare quella voce e di imparare nuovamente ad ascoltarla.

3. La casa misteriosa del sogno è un luogo simbolico dove ogni stanza custodisce una parte della storia di Milo. Come hai costruito questo spazio interiore?

Lavorando da molti anni a domicilio, ho sempre avuto la sensazione che le nostre case ci rappresentino e, in un certo senso, ci assomiglino. La scelta di una dimora non è mai del tutto casuale. Credo che chiunque abbia vissuto l'acquisto o l'incontro con una casa abbia percepito quella particolare risonanza interiore che nasce quando l'energia di un luogo entra in perfetta sintonia con la nostra.

La casa occupa inoltre un posto molto importante anche nella mia vita onirica. È un simbolo che ritorna spesso nei miei sogni e, quando mi concedo qualche minuto per riflettere sulle sue caratteristiche al risveglio, scopro quasi sempre un legame profondo con il momento che sto vivendo, con le emozioni che provo o con alcune parti di me che stanno cercando di esprimersi.

In Milo, la casa diventa quindi la rappresentazione simbolica dell'anima e della memoria del protagonista. Ogni stanza custodisce una parte della sua storia, delle sue ferite, delle sue paure ma anche delle sue risorse e della sua capacità di trasformazione.

Sono convinta di non essere l'unica a vivere questo rapporto così particolare con le case dei sogni: forse, in fondo, tutti noi continuiamo ad abitare il nostro mondo interiore molto più di quanto immaginiamo.

4. Milo attraversa ricordi, traumi, malattia, illusioni e rinascita. Qual è stata la sfida più grande nel raccontare questa trasformazione?

Probabilmente la sfida più grande è stata proprio quella di trovare il giusto equilibrio tra distanza narrativa e coinvolgimento personale.

Milo rappresenta, seppur in forma simbolica e romanzata, una parte importante della mia storia. Ho vissuto personalmente molte delle emozioni e delle trasformazioni che attraversano il protagonista.

A venticinque anni, un problema di salute ha sconvolto completamente la mia vita e mi ha costretta a rimettere in discussione tutto ciò che avevo immaginato per il mio futuro. Il percorso che è seguito è stato lungo, doloroso e spesso molto difficile. Ho dovuto imparare ad abbandonare alcune parti di me per poterne costruire altre.

La vera difficoltà nello scrivere Milo è stata raccontare questa sofferenza senza cadere nella vittimizzazione o nella nostalgia di ciò che era stato perduto.

Oggi posso dire di amare profondamente la vita che conduco e la persona che sono diventata. La mia rinascita è arrivata attraverso molte tappe, ma ha trovato il suo compimento con l'arrivo dei miei figli, che hanno dato un nuovo significato a tutto il percorso vissuto fino a quel momento.

Forse è proprio questo il messaggio più importante di Milo: la vita può cambiare completamente i nostri progetti, ma questo non significa necessariamente che smetta di essere bella.

5. Vivi in Francia da vent’anni e hai pubblicato anche un’edizione francese del romanzo. In che modo questo doppio sguardo culturale ha influenzato la tua scrittura?

In realtà, credo che abbia influito molto meno di quanto si potrebbe immaginare.

Milo racconta prima di tutto un essere umano, indipendentemente dal luogo in cui è nato o dalla cultura a cui appartiene. L'identità, la sofferenza, la resilienza e la ricerca di senso sono esperienze profondamente universali.

Nel corso della mia vita ho avuto la fortuna di viaggiare molto e di entrare in contatto con persone provenienti da paesi e culture molto diverse tra loro. Eppure, al di là delle differenze esteriori, ho sempre ritrovato le stesse domande fondamentali, le stesse paure e gli stessi bisogni di appartenenza, amore e riconoscimento.

Tutti noi, prima o poi, attraversiamo delle prove. La vera differenza non sta tanto nelle difficoltà che incontriamo, quanto in ciò che decidiamo di farne. Alcune persone ne escono ferite e chiuse, altre riescono a trasformare quelle stesse esperienze in una straordinaria occasione di crescita e di apertura verso gli altri.

Credo che Milo appartenga proprio a questa seconda possibilità.


Cristina Priorini ci offre un viaggio che attraversa lingue e culture, portando le sue parole oltre i confini dell’italiano. Milo è disponibile anche in edizione francese, testimonianza di un’autrice che scrive e dialoga in due mondi linguistici.


Presentazione curata da Progetto culturale Fondazione Casa delle Arti

Commenti

  1. Una storia che arriva con passo lieve ma lascia tracce profonde. Milo ha una delicatezza che si sente subito, e Cristina la porta con una sincerità che conquista.

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