Poesie di Susanna Andreone

 

Vi presentiamo le poesie di Susanna Andreone

Le poesie di Susanna sono piccoli varchi di silenzio: luoghi dove l’assenza diventa presenza e la memoria si fa luce sottile.
Ogni verso è un passo che ritorna, una traccia che affiora, un gesto che cerca ancora ascolto.
La sua voce attraversa ombre e vento con delicatezza, lasciando emergere ciò che resta, ciò che ritorna, ciò che continua a vivere.


Presentazione dell’autrice: Susanna Andreone

Susanna Andreone vive a Verona, dove si è formata in Lingue e Letterature Straniere prima di intraprendere una lunga carriera nel management aziendale nel settore export. In seguito si è dedicata all’insegnamento e all’attività di traduttrice freelance.

L’amore per le arti accompagna Susanna fin dall’infanzia: la scrittura e la pittura sono diventate negli anni due forme espressive complementari, coltivate con passione e libertà. Scrive racconti brevi, aforismi e poesie di carattere intimistico, spesso legate alla memoria, ai sentimenti e ai passaggi interiori della vita.

Alcuni suoi testi sono stati premiati e pubblicati in antologie, e partecipa regolarmente a mostre collettive di pittura e concorsi letterari. Predilige l’astratto, perché permette allo sguardo di muoversi senza vincoli — proprio come la sua poesia lascia spazio alle immagini, ai silenzi e alle emozioni che emergono spontaneamente.


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Opera presentata: Tre poesie

Susanna presenta tre poesie intimistiche, unite da un filo comune: l’assenza, la memoria e il ritorno come gesto interiore.
La sua voce poetica è delicata ma incisiva, costruita attraverso immagini ricorrenti — mani, ombre, vento, luce — che diventano simboli di ciò che resta e di ciò che si trasforma.


Poesie

Tu

Tu, lontana eco di un sorriso,
ombra sbiadita sulla parete del cuore.
Il tuo profumo, memoria di viaggi felici,
ora solo vento freddo tra le dita.

Il tuo nome un sussurro proibito,
una melodia spezzata,
cicatrice che pulsa,
ferita che non guarisce.

Eri il sole a mezzogiorno,
la luce abbagliante nella notte,
ora solo una luna pallida,
riflesso fragile nell'acqua stagnante.

Ricordo le tue mani che mi guidavano,
calde e sicure,
un vuoto incolmabile,
mi sento smarrita.

Tu, amore perduto,
per sempre assenza ingombrante
nel silenzio assordante
della mia anima derubata.


Ricordi di te

Nei silenzi del tempo che scava ferite,
il tuo nome risuona come eco lontana,
frammenti di luce intrappolati nel vetro
dei miei pensieri che non si fermano mai.

Le tue mani, ombre sul muro dei ricordi,
sfiorano ancora l’aria che respiri altrove,
e nei sogni il tuo riso si fa foschia lieve,
un velo sul cuore che ti piange piano.

Ogni passo del mio andare è il tuo riflesso,
smarrito nei vicoli della vita quotidiana,
dove appare il tuo sguardo, eterno e fugace
vivo per sempre, anche se impalpabile.


Ritorno

L'alba filtra, silenziosa,
e mi muovo su sentieri noti, consumati,
tra le ombre degli alberi che sfiorano il cielo,
tra sussurri di foglie,
melodia di ciò che è stato.

Riecheggia nell’aria un fiume di parole non dette,
ritornano echi di risate lontane,
di segreti sepolti,
di storie perse nel tempo,
di desideri mai esauditi.

Il vento, leggero, mi sfiora la pelle,
portando con sé il respiro di una vita.

Vorrei fermare questo istante,
sigillarlo nel profondo del cuore
e tornare qui, sempre,
per danzare in silenzio fra nostalgia e sogni.


Intervista all’autrice

1. Come nascono le immagini ricorrenti nelle tue poesie — mani, ombre, vento, luce?
Le figure emergono in maniera spontanea: nelle mie poesie esprimo sensazioni e pensieri interiori trasfigurati però in ambienti reali con i loro elementi.

2. In “Tu” e “Ricordi di te” l’assenza diventa quasi un personaggio. Che rapporto hai con questo tema?
Il tema dell’assenza e del dolore che ne deriva, ricorrente in molte liriche, deriva semplicemente da esperienze personali recenti e dal peso che tali assenze hanno nella quotidianità.

3. “Ritorno” sembra un viaggio dentro la memoria e la natura. Cosa rappresenta per te l’idea del tornare?
Il ritorno è un tema a me caro: è il superamento della nostalgia della lontananza che mi fa ritrovare una parte di me stessa, e a volte rappresenta anche una catarsi psicologica.

4. In che modo la pittura astratta dialoga con la tua scrittura poetica?
Non credo ci sia un nesso fra le due forme d’arte. Ho cominciato a dipingere molto prima di scrivere, anche se poi non ho più continuato. Sebbene la pittura astratta sia più “disordinata” della mia poesia, cerco di far convivere le due attività perché entrambe significano libertà di pensiero e di espressione.

5. Cosa ha reso possibile dedicarti alla scrittura con continuità negli ultimi anni?
Il lavoro impegnativo non mi permetteva di avere molto tempo libero. La svolta è avvenuta con il pensionamento, per me molto anticipato. Ora mi sembra sempre di avere qualcosa da esprimere, sia sulla tela che sulla carta: è cambiata la percezione del modo di vivere l’arte in prima persona.


Una poesia letta per voi








Presentazione a cura di - Progetto culturale Fondazione Casa delle Arti 



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